È un brano del libro: “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida
Si trova in libreria oppure on linehttp://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=alfio+giuffrida 
I libri di Alfio Giuffrida sono scritti in modo realistico, affinchè il lettore possa viverli come assistendo ad un film. L’episodio in cui Chicco rivede la sua cagnetta dopo averla abbandonata è pieno di commozione.

Parcheggiò poco distante e si avviò a piedi, sempre con a fianco la figlia e il cane. Era un po’ sovrappensiero e non fece caso che, passeggiando distrattamente, aveva imboccato la strada che avevano detto di evitare, perché in quella zona la cagnetta dava segni di agitazione, in quanto, probabilmente, quei luoghi scatenavano in lei dei ricordi molto dolorosi.

In effetti erano solo all’inizio della strada e quel giorno la cagnetta sembrava tranquilla. Ad un tratto, mentre Tiziana era intenta a guardare la vetrina di un negozio, un bambino a passeggio con la madre si avvicinò al cane e in un attimo le sganciò il guinzaglio. La reazione di Tiziana fu immediata, con una mano tenne ferma Milly e con l’altra si preoccupò di afferrare il cane dal collare. Poi, rivolta più alla madre che al bambino che aveva compiuto quel gesto inusuale in una forma alquanto naturale, disse di scatto, quasi urlando: «Che fate? State attenti! Come vi siete permessi di slacciare il guinzaglio del mio cane?».
Ma al suo grido di allarme non seguì alcuna reazione. Il bambino rimase con gli occhi fissi sul cane ma non parlò ed anche la madre rimase ferma, muta ed esterrefatta. Evidentemente avevano qualche problema che la donna non voleva esprimere con immediatezza. Tiziana riallacciò il guinzaglio al cane, incredula di una mancata reazione sia della donna che del bambino, ai quali si era rivolta in modo così risentito, tanto che lei stessa pensava di avere esagerato nei modi.
Anche Milly si spaventò molto. Si avventò contro il bambino per graffiarlo, tanto che la madre dovette tirarla a forza per evitare che i due bambini venissero alle mani. Visto che non era riuscita a strattonarlo, la bambina lo rimproverò dicendogli di non toccare più il suo cane.
Si strinse poi alla sua cagnetta prendendola per il collo e cercò di tenerla lontana dalle mani dell’altro bambino. Il piccolo sconosciuto invece cercò di avvicinarsi di nuovo al cane, malgrado la madre lo trattenesse forte per il braccio. Tuttavia nel suo volto non c’era nessuna espressione, il suo viso sembrava di cera,  non si capiva assolutamente quali fossero le sue intenzioni. In lui c’era qualcosa di strano.
Giocava con le dita, stropicciandole su se stesse come se dovesse togliersi un po’ di colla che gli fosse rimasta appiccicata, ma non aveva nulla in mano, il suo era solamente una specie di tic nervoso. Emetteva degli strani suoni dalla bocca «Goo … goo. Mmuu … muu!», ma non diceva nulla. Erano piuttosto dei suoni che emetteva inconsciamente, ma non delle parole che si riferissero a qualcosa, anche se erano evidentemente rivolte al cane, al quale sembrava essere in qualche modo interessato.
Per qualche minuto le due donne e i due bimbi rimasero chiusi in se stessi, intenti a scrutarsi su una situazione che aveva qualcosa di strano, di non detto o che non si poteva dire.  
Tiziana guardava incuriosita quel bambino e si rendeva conto che aveva qualcosa di anormale e di patologico, ma non riusciva a focalizzare quale malattia avesse. Anche Milly guardò con stupore quel movimento frenetico delle sue dita, capì che non voleva fare del male al suo cane e, con la sua ingenuità da bambina, pensò che avesse compiuto quel gesto perché aveva paura dei cani. Per questo si calmò subito e smise di aver timore che quel bimbo volesse rubargli Molly.
Fu lei a parlare per prima ed interrompere quel silenzio che ormai era diventato troppo lungo. Cercò di instaurare una discussione con lui, visto che lei aveva sicuramente qualcosa da insegnargli, avendo già un cane del quale si sentiva una responsabilità come quella che le mamme hanno verso i figli. Voleva fargli capire che Molly era buona e lui avrebbe anche potuto toccarla, ma era il “suo” cane e se lui voleva accarezzarla doveva avere il suo consenso. Era ben disposta verso di lui, ma era ancora titubante delle sue possibili reazioni. Gli disse: «Non aver paura di Molly, lei è buona con tutti, soprattutto con i bambini. Chiamala per nome, si chiama Molly!»
Ascoltando quelle parole, rivolte a lui con dolcezza, e quel nome ripetuto più volte, il bambino si calmò un po’ e smise di stropicciarsi le dita, ma restò muto e con lo sguardo vuoto, fisso sulla bambina per il fatto che era stata lei a rivolgersi a lui, ma senza alcuna espressione, né di interesse né di paura. Milly accarezzò il cane e lo spinse dolcemente verso di lui, come per invitarlo a poggiare una manina sul suo dorso, ma il bambino rimase fermo e muto, mentre la madre lo guardava con la segreta speranza che la sua mano si allungasse verso quel piccolo animale, ma ciò non accadde.
Fu invece preso di nuovo dall’agitazione e ricominciò a stropicciarsi le dita con forza, sicuramente facendosi del male. La bambina lo guardò incuriosita, smise di aver paura di lui e gli si avvicinò un po’, cercando di accarezzare le sue mani per bloccare quel movimento strano. Ma il bambino si ritrasse di scatto, come atterrito da quella innocente mossa della bambina, mostrando con evidenza che aveva paura di essere toccato, per cui lei si scostò indietro ed evitò di accarezzare le sue mani. Anche lei si accorse che il bambino non era cattivo, come aveva pensato in un primo momento, ma aveva qualcosa di anormale.
In quel mentre, entrambi i bambini cominciarono a tossire convulsamente. In breve erano diventati preda di un attacco di asma, forse per l’agitazione provocata dalla situazione paradossale nella quale si trovavano. Le madri furono prese alla sprovvista da quella azione imprevista e dalle frasi che ne erano seguite, per cui erano nervose ed imbarazzate, tuttavia somministrarono ai loro figli lo spray di emergenza per alleviare gli effetti dell’attacco di asma, che tenevano entrambi nelle rispettive borse. Il cane nel frattempo non dava segni di nervosismo: scodinzolava serena sotto le braccia sicure di Milly e guardava con attenzione l’altro bambino. Dal suo comportamento si capiva che conosceva bene anche il nuovo arrivato.
Tiziana si rivolse di nuovo alla sconosciuta: «Prenda in braccio suo figlio!» disse seccata, «non vede che vuole toccare il cane? Molly è buona, ma se le danno fastidio potrebbe morderlo».
Poiché la donna non rispondeva, nella mente di Tiziana balenò subito una idea tremenda! Sbarrò gli occhi per l’agitazione e con voce alterata e un pò tremante chiese: «Ma voi siete forse i vecchi proprietari della cagnetta, coloro che l’hanno abbandonata quando ha partorito?  Se è così, avete fatto proprio una bella azione! Meritate veramente un applauso di biasimo!».
Tiziana, furiosa ed irritata per quella mancanza di una qualsiasi reazione, era indecisa se andarsene velocemente o mettere le mani addosso a quella donna per fare una giustizia sommaria dell’azione indegna che aveva commesso verso quella povera bestia. Il cane tuttavia dava segno di aver già dimenticato il male ricevuto e adesso era lì, pronta a farsi accarezzare di nuovo da chi aveva infierito su di lei in modo così disumano.