È un brano del libro: “Quella notte al Giglio” di Alfio Giuffrida 
Si trova in libreria oppure on line: http://t.co/L1oZOWLK  
I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com/  ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

Alex aveva una gran voglia di iniziare con lei un discorso che aveva taciuto dentro di se per troppo tempo. La guardò con affetto evitando di fissarla negli occhi e le fece nuovamente una carezza, mentre anche lei abbassò lo sguardo.

«Riguardo a quei giorni subito dopo il loro litigio di un anno fa,» disse lui con un filo di voce, «ci sono state molte cose, nel tuo atteggiamento verso di lei, che mi hanno dato un enorme dispiacere. Non sono mai stato in grado di affrontare questo discorso perché mi sentivo in colpa anch’io. Ma forse è bene che finalmente siamo sinceri con noi stessi e ci confessiamo a vicenda quali sono state le colpe che hanno inciso sul nostro rapporto.» 
Silvia alzò lo sguardo e lo fissò negli occhi, gli fece una carezza sul volto e si sforzò di rassicurarlo su ciò che era accaduto in quel periodo. «Non ti preoccupare, …. per quel sabato mattina.» disse mestamente, «Tu non hai colpa. Sono stata io a spingerla tra le tue braccia.»

Alex aggrottò le ciglia, come se avesse sentito la lama di  un coltello entrare in una sua ferita chiusa appena con un cerotto, ma sicuramente non guarita. In effetti, in quel gioco vizioso che si era creato all’interno della sua famiglia, lui era stato colpevole solo per poche ore, mentre lei lo aveva iniziato e condotto per oltre due settimane. Giorni tremendi, durante i quali lui aveva fatto capire alla moglie che quel gioco non gli piaceva, ma lei aveva continuato lo stesso, additando la scusa che Bae stava male per colpa sua ed era suo dovere aiutarla in ogni modo. 
Giorni di sofferenze, che lui non aveva accettato, ma era stato costretto a subire, a osservare in silenzio quei troppi atteggiamenti indiscreti tra lei e l’altra. E infine quelle poche ore di intimità tra lui e Bae, che per lui erano state più una sofferenza che un godimento, ma che gli avevano chiuso la bocca, gli avevano impedito di chiedere conto a sua moglie degli atteggiamenti peccaminosi che erano intercorsi tra lei e la coreana, disperata per aver perso il fidanzato e, con esso, la voglia di continuare a vivere.

«Io mi riferivo a quei baci scabrosi che vi davate di nascosto, a quelle carezze che vi scambiavate a seni nudi, forse pensando che io non vi vedessi.» disse Alex, giusto per precisare a cosa voleva alludere il suo discorso. Silvia arrossì, non immaginava che il marito sapesse tutto.  «Tu dunque sapevi e non hai detto nulla?» disse ad occhi bassi, come una sgualdrina che aveva pensato di farla franca ed invece si trovava davanti tutto il conto delle sue nefandezze. 
«Certo che sapevo! Pensavi che dormissi quando tu ti alzavi ed andavi da lei? Non avevate neanche il pudore di chiudere la porta!» continuò lui, mentre la sua voce si infilava nelle carni di lei più profondamente di un coltello affilato. «Vedevo che vi baciavate in bocca, osservavo le vostre lingue intrecciarsi. Sentivo che il sangue mi saliva al cervello quando le tue mani accarezzavano i suoi seni e le stringevi i capezzoli fino a farle male. Poi vi scambiavate i ruoli ed era lei a condurre il gioco. Le piaceva leccarti …  » 
Silvia si portò le mani sul volto. «Basta, ti prego!» disse risoluta. «So di essere stata ingiusta verso di te, di non averti voluto spiegare quali fossero le esigenze mie e di Bae in quel periodo. Ma lei è una donna! Non ti ho tradito!» Lui la guardò stupito e la interruppe. Parlò indignato, alzando la voce per la rabbia ed il risentimento che aveva dentro di se. «Pensi che quelle azioni non siano un tradimento solo perché le hai fatte con una donna? Non è affatto così. Io ti sentivo godere …..