In effetti, dal momento in cui Park e Bae erano saliti a bordo, tutto si era svolto così velocemente che loro stessi non si erano resi conto dello scorrere del tempo. Ridevano felici di essere su quella nave dove tutto era nuovo e fantastico, un mondo di sogni che loro non sarebbero neanche riusciti ad immaginare. Si stupivano della grandezza dei bar e della loro ricchezza, della lunghezza dei corridoi e dei quadri di valore che erano appesi alle pareti, della sontuosità dei saloni e della ricchezza degli arredi! Quella folla multietnica di persone, entusiaste come loro di trovarsi a condividere quella romantica avventura, li eccitava! Tutto per loro era motivo di stupore. Erano felici anche di essere riusciti a portare Kim a bordo, anzi, forse quella era proprio la soddisfazione maggiore!

Pensavano che almeno Silvia se ne fosse accorta, per cui non immaginavano di dover telefonare loro per rassicurarli. Park guardò la cartina della nave che avevano dato loro all’ingresso e subito si diresse verso la loro cabina. Bae camminava veloce dietro di lui e di tanto in tanto infilava la sua mano nella larga borsa che portava a tracolla e dava una furtiva carezzina a Kim. 

 

La trovarono subito, aprirono la porta con la tessera magnetica che era stata consegnata loro all’ingresso e subito si meravigliarono di trovare che i bagagli erano già in stanza. La ragazza aprì subito la sua borsa e fece uscire il cagnolino. Con un dito pressato sulle sue labbra gli fece cenno di non abbaiare e di non fare rumore: lui era un clandestino a bordo anche se non lo sapeva. La bestiola tuttavia fu molto ubbidiente, sembrava capire tutte le parole che la sua padroncina gli sussurrava. Peccato che certi animali non siano ufficialmente ammessi a bordo delle navi da crociera, certo il fastidio che potrebbero dare sarebbe nullo o comunque minimo, se paragonato alla gioia che riuscirebbero a dare ai loro padroncini, i quali sarebbero felici di avere la loro compagnia anche in momenti così emozionanti. 

Aprì poi la sua valigia e tirò fuori il vestito più bello, uno di quelli che aveva comprato a Roma nei giorni in cui il fidanzato era venuto a trovarla, facendole quella gradita sorpresa. Era entusiasta di poterlo indossare. Anche Park prese il vestito più bello e se lo appoggiò sul petto, giusto per vedere come gli stava addosso.

Bae cominciò a svestirsi, mentre Park cercava di rendersi conto di quali comfort potevano disporre nella loro cabina: c’era il telefono, il televisore con un grande telecomando per poter vedere i programmi pubblici e quelli a circuito chiuso che la direzione della nave metteva a disposizione dei passeggeri. Bae vedeva che il suo neo marito perdeva tempo con quegli arnesi tecnici e lo distrasse con un tenero bacio mentre lei indossava solamente un minutissimo slip.

Lui la prese da dietro e la strinse al suo petto, rispondendo al suo gesto civettuolo con un romantico bacio sul collo, subito sotto la sua guancia destra, mentre con le mani le accarezzò i seni nudi massaggiandoli dolcemente con le dita. Lei girò la testa e si baciarono con quell’ardore che solo gli sposini freschi sanno avere. Per un attimo non furono più su quella nave né in nessuna altro posto della terra, erano in Paradiso! Lui le fece cenno con gli occhi di sdraiarsi sul letto, ma lei si staccò e gli rispose ridendo:  «Dai, lo facciamo dopo! Adesso voglio andare a vedere il salone ristorante, voglio provare com’è la cena a bordo! Voglio sognare!»

Si vestirono in fretta e salirono al ponte dove c’erano dei ristoranti, lasciando il cagnolino sul letto, dopo avergli intimato di non fare alcun rumore. Girarono un po’ sulla nave, incantati dal lusso e dalla magnificenza di tutte le cose che vedevano. Dopo un po’ Bae chiese a Park se potevano andare in un ristorante qualsiasi oppure avevano un posto prenotato e lui, che aveva letto il programma che gli era stato consegnato, disse che a pranzo potevano scegliere il ristorante che volevano, mentre a cena avevano il posto prenotato ed indicò dove dovevano andare. Bae lo seguiva con fiducia, come un cucciolo che segue la sua mamma senza chiedere perché vada da una parte oppure da un’altra.

Si trovarono così ad un tavolo apparecchiato per quattro, dove già sedeva una giovane coppia di turisti tedeschi, che tuttavia parlavano bene in inglese, per cui non ebbero problemi per capirsi. Fecero una breve presentazione, lei si chiamava Kate e lui Curd.  Loro avevano già fatto una crociera, era stata la loro luna di miele, due anni prima, con un’altra compagnia di navigazione. Appena saputo che anche i due sposini coreani erano in luna di miele, Kate suggerì loro di presentarsi al comandante perché sicuramente ci sarebbe stata una festa in loro onore. In tal modo lui avrebbe saputo dir loro cosa avrebbero dovuto fare e quando.

«Il comandante è quel signore in divisa seduto al tavolo laggiù. Andate a salutarlo nel frattempo che portano gli antipasti, la scelta del menù la farete dopo. »

Park e Bae andarono a quel tavolo con un po’ di agitazione, erano emozionati di presentarsi davanti al comandante di una nave così grande e lussuosa. Inoltre la ragazza aveva il timore che qualcuno potesse aver notato che lei aveva portato il cane a bordo e ciò potesse suscitare dei problemi. Un turbine di idee frullavano nella sua mente, cosa avrebbe dovuto dire ad un uomo così importante, che aveva la responsabilità di oltre quattromila persone? Ed in che lingua avrebbe dovuto esprimersi con lui?

Ma appena vide in volto il comandante, riconobbe in lui il signore che era salito a bordo con il cagnolino. Infatti a fianco a lui era seduta la ragazza bionda che teneva tranquillamente sulle gambe un bel volpino beige che già li guardava con aria incuriosita. Bae si sentì salire il sangue in testa, avrebbe voluto gridare all’ingiustizia: perché lui poteva portare a bordo il suo cane e lei no?

Guardò Park ed anche lui aveva notato la bestiola in braccio a quella ragazza, ma non sapeva che dirle. In effetti da quando erano saliti a bordo, lui stava in uno stato di torpore latente. Aveva avuto il coraggio di salire di nuovo su una nave dopo tanti anni, ma il ricordo di quei momenti tragici, quando lui era ancora un ragazzo ed era dovuto andare a cercare il padre dato per disperso, erano ancora vivi nella sua mente!

Non riusciva a togliersi dagli occhi quelle immagini di un mare turbinoso in cui affioravano sedie e tavoli, fazzoletti di carta e bottiglie vuote, dove tutti cercavano il corpo di una persona cara, per vedere se era ancora viva oppure, anche per lui, non c’era più nulla da sperare. Tutto era ancora impresso nella sua mente, come quando era dovuto ritornare a Dalian per riconoscere il cadavere del padre.

In quella occasione, il comandante della nave dove lavorava suo padre era presente anche lui ed era visibilmente commosso, lo aveva accarezzato stringendolo al suo fianco. «È stata una grande tragedia per tutti noi, che ci sentivamo uniti come una famiglia. Tuo padre si è comportato da eroe, quando l’ho visto cadere in mare ho dato subito ordine ad un altro marinaio di lanciarsi per salvarlo, ma non c’è stato nulla da fare. Come potrò mai sdebitarmi con tutti voi e con le vostre famiglie? »

La figura del comandante era rimasta nella sua mente come quella di un essere superiore, che si preoccupa di tutta la comunità che dirige, più che di se stesso. Per anni si era sforzato di non pensare più a quel volto rigato dalle lacrime e invece adesso era di nuovo davanti ad un comandante, anche se come aspetto era molto diverso e, sicuramente, meno solenne e formale di quello che si sarebbe aspettato. 

Tuttavia non ci fu il tempodi decidere che discorso fare al comandante. Appena lui li vide impalati davanti al suo tavolo, prese subito la parola esprimendosi in corretto inglese. «Voi siete i due sposini coreani che siete saliti a bordo a Civitavecchia? » Chiese giusto per conferma, in quanto sapeva già la risposta. Ed infatti i due ragazzi fecero un profondo cenno di assenso con il capo. «Domani mattina a Savona si imbarcherà un’altra coppia di sposi e la sera, a cena, faremo una grande festa in vostro onore. Prenderete posto in un tavolo speciale e ci sarò anch’io.»

Detto questo, vide che i due ragazzi erano un po’ imbarazzati davanti a lui, pensò che forse non parlavano bene l’inglese, per cui fece un cenno di commiato, come per metterli a proprio agio e permettere loro di congedarsi liberamente. Loro risposero con un sorrisetto di cortesia, mentre Bae ingoiò un grosso grumo di saliva, per non avere avuto la possibilità di esprimere la sua rabbia per l’ingiustizia di cui lei e il suo cane erano state vittime.

La ragazza bionda con il cane, sentendosi osservata, si sentì in dovere di dir loro una frase di cortesia, giusto per rompere il ghiaccio, pensando di fare sicuramente una cosa gradita.  «Sbrigatevi a cenare! » disse loro come svelando una confidenza amichevole, «tra un po’ passeremo davanti all’isola del Giglio e ci sarà uno spettacolo veramente fantastico! »

Park e Bae tornarono al loro posto a tavola un po’ delusi ed amareggiati per quel saluto, ma curiosi ed eccitati per ciò che aveva detto la ragazza bionda «Probabilmente ci sarà un inchino all’Isola del Giglio » pensò lei, chiedendo conferma a Park che invece era sommerso dai suoi ricordi tristi e di quell’incontro non ricordava già nulla. Per lui erano state solo parole confuse; il ricordo di un dramma, immesso a forza in una splendida realtà, di cui stentava a rendersi conto.

Bae lo scosse con un bacio: «Dai amore» gli disse con dolcezza, «adesso non pensiamo più al passato. Godiamoci questa crociera da sogno, non voglio perdere neanche un istante di tutto ciò che accade intorno a noi. E inoltre …. Anche Kim e con noi! Non vedo l’ora di andare in cabina e dargli una bella stropicciatina!»

Ritornarono al tavolo e trovarono che Curd e Kate stavano già mangiando i propri antipasti. Mentre i loro erano in bella mostra, pronti per essere gustati. Erano dei “Gamberetti in salsa rossa al peperoncino” che entrambi trovarono eccezionali. Subito dopo arrivò il cameriere che chiese loro cosa gradivano per primo. C’erano almeno tre specialità della cucina italiana ed altrettante di quella internazionale tra cui scegliere. Le due donne preferirono gli spaghetti alle vongole, mentre Park volle un risotto di scampi e Curd volle un più sostanzioso piatto di rigatoni alla carbonara. Per le seconde portate le preferenze dei tedeschi andarono sul “Vitello in salsa tonnata” mentre i due coreani scelsero l’anatra all’orientale, proprio per confrontarla con il loro modo di cucinare.  

Nel frattempo che mangiavano, il discorso cadde su quella confidenza che la ragazza bionda aveva fatto a proposito del passaggio davanti all’isola del Giglio.

Potrebbe essere un “inchino” disse Kate in modo risoluto. Tramite “facebook” lei era in contatto con una amica che abitava al Giglio e seguiva spesso il giornale on line che riportava tutte le notizie e curiosità sulla vita degli isolani. «Il 14 agosto scorso la Costa Concordia "salutò" l'isola del Giglio per fare omaggio al vecchio comandante Mario Palombo, ex ammiraglio della Costa Crociere, residente all'Isola del Giglio.» Si affrettò a dire Kate, orgogliosa di saperne più degli altri.

Poi aggiunse: «Il passaggio fu molto ravvicinato e spettacolare, verso le ore 22 la nave transitò lentamente davanti al porto, completamente illuminata a festa, tributando un caloroso saluto con la sirena ai Gigliesi e ai turisti presenti sull'isola. Sul giornale on line “Giglio News” sono stati riportati i vari messaggi di ringraziamento che si sono scambiati il Sindaco del Giglio, il comandante della nave Concordia e l’ex comandante Palombo, una vera istituzione nella società Costa Crociere.» 

Bae cominciò ad eccitarsi alla sola idea che quella procedura dell’inchino, che l’aveva tanto emozionata  quando l’aveva vista all’isola di Procida, potesse ripetersi con lei a bordo e, questa volta, in compagnia di Park. Sarebbe stato il regalo più bello che il destino avesse potuto regalarle. Cominciò a punzecchiare il marito con pizzichi e carezze, era letteralmente euforica. 

«L’anno scorso io ho assistito all’inchino che proprio questa nave ha fatto davanti all’isola di Procida, vicino Napoli. Ricordo bene che il comandante si chiamava Schettino, quindi è lo stesso che c’è adesso, sentivo dire il suo nome dai ragazzi di Procida che parlavano di lui come un vero “lupo di mare”. Vedrai Park, sarà uno spettacolo che non dimenticheremo mai più per il resto della nostra vita! » Bae non stava nella pelle!

Kate, che non voleva restare indietro nel dare notizie sensazionali, fece uno sforzo di memoria e ricordò i messaggi che erano transitati su facebook, riferiti a quel saluto fatto ad agosto del 2011.

«Quello davanti al Giglio ad agosto scorso, è stato sicuramente più spettacolare!», disse piena di orgoglio e presa dall’emozione, dimenticando cosa fosse la modestia. «Su internet è transitato per primo un messaggio di ringraziamento del sindaco del Giglio, indirizzato al comandante della nave che, in quell’occasione, credo si chiamasse Garbarino. Diceva che lui stesso aveva assistito, con commozione, al passaggio della nave la sera precedente e che lo spettacolo era stato veramente emozionante. Si compiaceva con lui e con l’amico Palombo, che aveva fatto da intercessore per la realizzazione dell’evento, a nome di tutti i Gigliesi e dei tanti turisti che avevano assistito allo spettacolo.»

Kate era orgogliosa di essersi messa in mostra, per cui si sforzò ancora di ricordare altri messaggi e continuò: «Il secondo era il messaggio di risposta del comandante Garbarino che, da bordo della nave, aveva notato migliaia di flash delle macchine fotografiche e si potevano anche vedere i numerosi turisti che hanno assistito al passaggio. C’era poi un terzo messaggio del vecchio comandante Palombo, che ringraziava la società Costa Crociere per avere permesso quello spettacolo che premiava in questo modo un'isola tra le più belle del Mediterraneo!»  

Quella sera tutti e quattro cenarono in fretta, poi andarono subito a scegliersi un tavolo all’aperto, sul lato sinistro del ponte della nave, dove avrebbero potuto osservare nel modo migliore lo spettacolo che stava per iniziare. Mancavano ormai pochi minuti, ma Bae volle andare in cabina a salutare il suo cagnolino. Era poco più di un’ora che non lo vedeva e, vista la grande gioia che aveva in corpo, sentiva un profondo desiderio di andare a fargli una carezza. Non voleva tuttavia dare a sentire alla neo amica tedesca il suo segreto di avere a bordo quel suo amico a quattro zampe, per cui fece un cenno di intesa ad Park e gli chiese se potesse accompagnarla in cabina, solo per un minuto, giusto il tempo di fare una pipì.

Il marito capì al volo la sua intenzione, lasciarono entrambi i telefonini sul tavolo come segno che quei posti erano occupati e dissero a Kate e Curd di badare che nessuno prendesse le loro sedie, loro andavano in cabina giusto per un minuto e poi sarebbero risaliti su, per godersi lo spettacolo.

Quando furono in cabina, Bae abbracciò il cane con tanta foga che il piccolo animale rischiò di restare soffocato. Tuttavia nella fretta di sfogarsi con Kim, la ragazza incastrò la sua zampetta nella collana di perle, spezzando il filo e facendo cadere per terra alcune di quelle preziose palline. Anche quella era un importante regalo del marito, per cui lei si dispiacque molto e, per un momento, non badò allo spettacolo che li attendeva, ma si chinò per terra per raccoglierle e cercare quelle che mancavano.

In quel momento non sentirono che due piani sopra di loro si era fatto un gran vociare di persone eccitate, che commentavano con stupore come la nave si stesse avvicinando all’isola in modo più che spettacolare.

Sentirono invece un grande urto che li fece cadere entrambi per terra, seguito da un boato e da uno stridio di lamiere che durò una decina di secondi. Poi un altro colpo secco, come se la nave avesse staccato qualcosa dal fondo del mare! In quel momento la luce si spense e tutta la nave piombò in un terrificante buio, che dette maggior risalto alla tremenda paura che aveva già provocato il forte scossone ed il rumore secco ed assordante. Nelle tenebre lo sconforto fu totale, per qualche istante si sentirono solo urla di terrore.

Poi la luce si riaccese illuminando quei volti resi bianchi dal pallore. Park andò subito verso la porta, ma questa era bloccata, non si apriva né con la tessera magnetica che avevano in dotazione né in modo manuale. Guardò in alto e vide che il soffitto sopra la porta era deformato. Bae era terrorizzata, cosa stava accadendo a quella nave? Dunque era proprio corretta la profezia che aveva detto la vecchia suocera fino a qualche mese prima, che per loro, salire su una nave poteva essere fatale?  Era proprio maledetto quel viaggio che lei aveva voluto ad ogni costo?

Guardò il marito con gli occhi che le uscivano fuori dalle orbite, voleva chiedere cosa stesse accadendo ma non le usciva di bocca nessuna parola. Si avvicinò a Park mentre le gambe le tremavano come un frullatore acceso, con una mano prese il cane in braccio e con l’altra afferrò la mano del suo sposo, stringendosi a lui, in un estremo bisogno di sentirsi protetta.  

Lui era immobile, nella sua mente stava rivivendo le stesse scene che aveva vissuto suo padre tanti anni prima. Quelle sensazioni che lui aveva immaginato tante volte, adesso le viveva in forma diretta, come un film nel quale fossero stati sostituiti i personaggi ma la storia fosse rimasta identica. Cosa avrebbe potuto dire a sua madre che lo aveva avvertito tante volte di quel pericolo che il destino gli aveva riservato. Come avrebbe potuto raccontarle, ammesso che fosse riuscito a rivederla su questa terra, che erano giuste le sensazioni che lei aveva sempre detto e che non avrebbe dovuto lasciarsi commuovere dal pianto e dalle stupide voglie della sua fidanzata.

Che aiuto voleva adesso quella donna, che nel frattempo era diventata sua moglie, da lui che l’aveva avvertita in tutti i modi? Eppure a quella donna lui voleva un bene dell’anima. L’amava sopra ogni cosa e non aveva rimpianti a condividere con lei quei momento terribili, nonostante lui fosse stato fermamente contrario fino a quando il fato e il desiderio di vederla contenta, non lo avessero convinto ad assecondarla in questa scellerata avventura.

E adesso cosa sarebbe accaduto? Non si sentiva più il rumore dei motori, la nave aveva vistosamente rallentato la sua andatura e si sentivano strani scricchiolii da tutte le parti. Un brivido di paura li percorreva entrambi dalla testa fino ai piedi. Park si avvicinò al comodino, trascinandosi dietro la moglie attaccata a lui come un bottone. Prese il telefono e digitò il 9 per chiamare la reception. Ma il telefono era muto, non dava nessun segnale, probabilmente nell’urto si era interrotto qualche contatto elettrico che riguardava tutta la loro cabina. Mise la mano in tasca per cercare il cellulare, ma era solo per una conferma, sapeva già che entrambi avevano lasciato i telefonini sul tavolo dove erano seduti assieme agli amici tedeschi.

Intanto, fuori al corridoio, si sentiva un vociare di gente preoccupata, un frastuono incomprensibile di parole concitate, dette in tutte le lingue, ma nessuna che loro potessero capire.

Poi finalmente un annuncio ufficiale, tramite l’altoparlante: «Il comandante comunica che abbiamo un problema ai generatori elettrici. Nulla di preoccupante, tra qualche minuto riprenderemo la navigazione in modo regolare. Si pregano i passeggeri di restare seduti ai loro posti. »

Nulla di preoccupante quindi! Eppure Park era sicuro che fosse accaduto qualcosa di molto serio. Lui si intendeva di navigazione, anche se solo per sentito dire, dai racconti del padre. Ma erano racconti minuziosi di tutti quei piccoli o grandi problemi tecnici che un uomo di mare riconosce “a pelle”. E suo padre, quando era a casa, li raccontava sempre a quei suoi figli che ascoltavano attenti, come se in quel modo potessero vivere le avventure che il padre affrontava quotidianamente.

E lui aveva sentito nitidamente un colpo secco, come se la nave avesse urtato un scoglio, poi una lunga grattata durata una decina di secondi che, ad una velocità di una quindicina di nodi, potevano significare uno squarcio sulla chiglia lungo una settantina di metri e infine un rumore cupo ed un altro forte scossone, come se la nave si fosse disincagliata o avesse staccato qualcosa dal fondo. Guardò sua moglie che lo fissava atterrita, come se volesse una conferma da lui che si trattasse solo di un guasto elettrico e nulla più. Ma lui non riusciva a farle un sorriso o comunque dirle qualcosa che potesse rasserenarla.

Lui era intento a valutare, nella sua mente, in quale parte della nave poteva essere avvenuto lo squarcio: sapeva che la loro cabina era ai piani bassi, ma il colpo secco era avvenuto ancora più in basso, dunque, quasi sicuramente, sotto la linea di galleggiamento. Questo significava che probabilmente avevano una lunga falla sul lato sinistro e la nave era in pericolo di affondare. Tuttavia sapeva che erano molto vicini alla costa, «Sicuramente il comandante lancerà l’allarme e dal porto di questa piccola isola arriveranno delle imbarcazioni che trarranno in salvo tutti quanti in pochissimo tempo».

Pensava tra se e se. «Le navi per passeggeri sono fatte in modo che impiegano almeno un paio d’ore prima di affondare, quindi tra le scialuppe che abbiamo a bordo e le altre imbarcazioni di soccorso che arriveranno in pochi minuti non corriamo grandi pericoli. L’unico problema è quello di aprire questa dannata porta o comunque di farci sentire, ma appena saliranno i soccorritori a bordo, ispezioneranno tutte le cabine, basterà rispondere al loro appello!» Certamente, Park era preoccupato, ma sicuramente non immaginava quello che sarebbe accaduto nelle prossime ore.

Dopo aver fatto queste valutazioni, pur avendo capito che la nave poteva affondare, pensava che loro e tutti i passeggeri non corressero gravi pericoli per la loro vita. Quindi abbracciò Bae al suo petto e con quella mossa lei si sentì protetta e smise di tremare come una foglia. Anche il cane era atterrito e guardava i suoi padroncini con gli occhi fuori dalle orbite. Solo quando Bae gli fece una carezzina, finalmente si calmò e le diede una leccatina sulla mano, come per rincuorarla a non aver paura.

La nave intanto si muoveva lentamente, Park vedeva nitidamente le luci del Giglio dall’oblò della sua cabina e valutava la distanza. Vedeva la luce del faro, gli edifici del porto ben illuminati e poteva anche distinguere le finestre delle varie case appena più in alto.

Era ansioso di ascoltare l’annuncio che avrebbe dato il comandante, sarebbe stato quello di abbandonare la nave o avrebbe detto di restare fermi ai loro posti e avrebbe cercato di raggiungere l’isola con i propri mezzi? Tuttavia non accadeva nulla di ciò che lui si aspettava, sull’isola non c’era alcun movimento di imbarcazioni verso la loro nave ed i motori sembravano spenti. Al di fuori della cabina si sentivano voci sempre più concitate, in lingue tutte diverse. Park e Bae gridavano “aiuto”, “help”, ma nessuno li sentiva, ognuno era preoccupato per se stesso e non si curava degli altri. 

Non si capiva una parola di ciò che veniva detto ma dal tono delle voci si capiva che c’era una gran confusione. Poi finalmente un altro annuncio ufficiale: «Il comandante annuncia che abbiamo ancora un problema elettrico, che stiamo risolvendo in modo autonomo. Tra breve riprenderemo la navigazione.»

Intanto i minuti passavano impietosi, la nave si muoveva lentamente, come se andasse alla deriva. Aveva girato la prua verso sud e dall’oblò Park non vedeva più nessuna luce. Ma a che scopo il comandante stava effettuando quella manovra? 

La nave ormai era ferma e cominciava lentamente ad inclinarsi.  «Ma che cazzo sta facendo questo comandante? » Gridò rivolgendosi alla moglie, che aveva ripreso a tremare dalla paura. I due sposini ripresero ad urlare per farsi sentire, gridavano “aiuto” in inglese, in coreano, lei lo disse anche in italiano, battevano i pugni alle pareti, ma nessuno rispondeva al loro richiamo. Sentivano che all’esterno tutti gridavano concitatamente per la paura ed intanto la nave si inclinava sempre più vistosamente.

Poi, finalmente, cominciò a sentirsi il rumore di altre navi, delle sirene che lanciavano dei richiami convenzionali, evidentemente era scattata la catena dei soccorsi, anche se Park non aveva ancora udito il classico segnale con cui il comandante ordina l’abbandono della nave.

Ad un tratto si sentì forte il rumore di un elicottero sopra di loro, i due ragazzi lo videro dall’oblò, ormai rivolto verso l’alto a causa dell’inclinazione della nave, mentre stavano stretti tra di loro nella speranza che la salvezza fosse ormai vicina. Ma nei corridoi ormai non si sentiva più nessuno, le voci delle persone erano molte ma si facevano sempre più lontane dalla loro cabina. Park e Bae erano sempre più terrorizzati, sembrava che per uno strano gioco del destino si stesse materializzando su di loro quella oscura profezia di morte che, per anni, aveva ripetuto la madre come se fosse stata invasa da uno spirito nascosto che la trasformava in un vate, capace di prevedere il futuro.

Era dunque stato il diavolo a farla trovare dietro il figlio, in quel dannato giorno in cui lui aveva trovato su internet quella pubblicità dell’inchino all’isola di Procida? E adesso, mentre tutti gli altri venivano tratti in salvo, loro erano rimasti chiusi dentro la loro cabina, come in una scatola di sardine! Possibile che nessuno si fosse accorto della loro presenza?

«Aiuto, help, AIUTO, HELP! Siamo quì!!!!» Gridava Park con la forza della disperazione, ma nessuno udiva il suo richiamo. Bae intanto piangeva e pregava mentre stringeva il suo cagnolino al petto. Ad un tratto si sentirono dei fischi convenzionali, che Park conosceva molto bene. Era il segnale di abbandonare la nave! Ma come facevano loro ad uscire, se la porta era chiusa e bloccata sia elettronicamente che manualmente? Come facevano ad avvertire qualcuno se il telefono interno non funzionava, i cellulari li avevano lasciati sul tavolo e le loro voci non erano udite da nessuno?

Ormai non si riusciva più a stare in piedi, la nave era inclinata di oltre 45 gradi verso la porta e tutto ciò che non era fissato al pavimento o alle pareti scivolava verso il basso andando ad ostruire in modo definitivo quell’apertura che poteva rappresentare la loro unica via di uscita.

Intanto erano passate circa due ore dal momento dell’urto, ormai la loro disperazione si stava tramutando in sconforto! La nave si inclinava sempre di più! C’era da impazzire, erano venti anni che Park non prendeva una nave e adesso, al suo primo viaggio, stava per morire per una fesseria. Bae era inginocchiata sulla parete verso il corridoio, che ormai faceva da pavimento, visto che la nave era inclinata di quasi  80 gradi. Con le mani tremanti stringeva quelle del marito mentre invocava perdono per averlo trascinato in quel viaggio scellerato.

Lui era fermo ed immobile. L’amava più di ogni cosa, non gli importava di morire, piuttosto avrebbe salvato lei. In quel momento il suo pensiero era rivolto soprattutto alla madre. Come avrebbe reagito a questo nuovo, grande dolore? Oppure quel naufragio avrebbe fatto una vittima in più, in una terra lontana, nella solitudine di una casa ormai vuota?

Ad un tratto si udì un tonfo cupo, come se la nave si fosse poggiata a prua su qualcosa di soffice. Subito dopo un colpo secco, come se a poppa avesse urtato qualche roccia più dura. In quel momento il letto si staccò dal pavimento dove era fissato e scivolò verso la parete dove erano i due ragazzi. Loro fecero un balzo e riuscirono ad evitarlo, ma Kim rimase schiacciato tra il letto e la parete.      

Il cane emise un solo grido di dolore, ma Bae ne emise molti, come se fosse rimasta ferita in tutto il corpo. In effetti ad essere ferita e straziata era proprio la sua mente e questo era stato il colpo finale. Kim la guardava fissa come per chiedere aiuto. Park puntò i piedi sulla parete che fungeva da pavimento e con grande sforzo riuscì a sollevare un pò il letto, mentre la moglie estrasse il cagnolino dalla sua morsa mortale. Era ferito ad una gamba, piegata in due ed evidentemente rotta ma, quel che era peggio, versava sangue dalla bocca, segno evidente di fratture interne.

Bae lo strine al suo petto piangendo disperatamente. Forse avrebbe sopportato più facilmente quella situazione, se quel dolor