Se guardate la Libia con “Google maps” vedrete, in molte regioni nel deserto, dei bizzarri cerchi di terra coltivata. Queste curiose strutture, dell’aspetto extraterrestre, sono diventate realtà grazie alla costruzione del Great Man Made River, il più grande sistema sotterraneo per il trasporto dell’acqua mai costruito. (Vedi  http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_fiume_artificiale oppure http://www.water-technology.net/projects/gmr/   ).
Questo fiume artificiale, descritto dai suoi ideatori come l’ottava meraviglia del mondo (mentre secondo altri è solo una “Cattedrale nel deserto”, cioè oltre i 25 miliardi di dollari buttati), consiste in una rete di tubi interrati, ciascuno di 4 metri di diametro, voluta dal Colonnello Mu'ammar Gheddafi per portare acqua potabile alle città costiere del proprio paese.

Il progetto è nato negli anni 60, durante la ricerca del petrolio nel sud della Libia, quando sono stati scoperti, quasi casualmente, enormi quantità di acqua fresca sotterranea. Si è visto poi che tali riserve si sono create probabilmente durante l’era glaciale e oggi è ancora disponibile. 
Capolavoro dell'ingegneria idraulica per alcuni, faraonico sogno di un leader megalomane per altri, il Grande Fiume Artificiale è ormai una realtà e trasporta fino alle rive del Mediterraneo l'acqua dolce estratta da numerosi pozzi scavati sotto le sabbie del deserto del Sahara. L’acquedotto può trasportare più di cinque milioni di metri cubi d’acqua al giorno attraverso il deserto verso le regioni costiere, aumentando le zone coltivabili. Il costo totale dell’enorme progetto è stimato oltre i 25 miliardi di dollari. L’acqua sotterranea è pompata da una profondità di 270 metri in un serbatoio che alimenta la rete. Il costo di un metro cubo di acqua è di 35 centesimi di dollaro. Stime scientifiche fanno ammontare le riserve come il flusso dell’acqua equivalente alla portata del Nilo per 200 anni.
I geologi hanno dato un avvertimento ben preciso: le riserve di acqua fossile del Sahara non sono rinnovabili, per cui sicuramente si esauriranno, forse entro cinquant'anni. Le conseguenze sul microclima libico non sono prevedibili ma potranno anche essere disastrose. Al riguardo i confinanti Egitto e Sudan hanno espresso preoccupazione per le proprie riserve d'acqua che rischierebbero di essere intaccate.
Il Great Man Made River rientra nel vasto campo di ricerche sulla “aridocoltura”, ovvero l'insieme degli accorgimenti volti a consentire la coltivazione delle piantagioni commerciali in ambiente arido, cioè in assenza di irrigazione e con precipitazioni minime.
In questo campo il fattore più importante è naturalmente quello meteorologico, che riguarda la minima quantità di precipitazioni necessaria per rendere un’area coltivabile e le temperature massime, trasformate mediante semplici formule in “gradi giorno” che determinano i periodi di crescita delle varie piante. L’argomento è molto vasto, parleremo della “aridocoltura” e dei “gradi giorno” in successivi articoli. 
Nei primi anni ’90, un gruppo di meteorologi italiani ha scoperto l’esistenza di un andamento periodico delle precipitazioni nel Mediterraneo. In base a ciò, in Tunisia, le piogge sono più abbondanti per un periodo di circa cinque anni e più rade per un periodo di uguale durata. Questa realtà scientifica ha dato l’idea del romanzo “Deserto Verde”, in cui l’autore Alfio Giuffrida immagina la creazione di un’oasi allagando la depressione dello Chott el Jerid. Naturalmente il progetto scientifico è solo lo spunto per narrare un’avventura ambientata in scenari meravigliosi, alla quale fanno da contorno alcune notizie di attualità come la pratica dello sciamanesimo, la data storica della nascita di Cristo, qualche riflessione sulla opportunità della pena alla lapidazione ed una avventurosa fuga attraverso tutto il deserto del Sahara.
Troverete altre notizie di carattere meteorologico sul blog  http://alfiogiuffrida.blogspot.com/      Alfio Giuffrida