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Premessa: Bechir è evaso dal carcere dopo aver preso Alex in ostaggio. Si incontra con Claudio il quale gli porta i documenti per fuggire in Angola.

 

Omissis …  Alex si rese conto di odiare profondamente Claudio per aver procurato a Laura quella terribile malattia. Il vederlo in quello stato gli incuteva un senso di pena, ma il pensiero che anche la sua fidanzata, probabilmente, sarebbe diventata come lui, lo annichilì.

Avrebbe voluto strozzarlo con le sue stesse mani, farlo scomparire immediatamente dalla faccia della terra, ma si accorse che già il Signore stava facendo giustizia verso di lui.

Non potendo fare altro per procuragli del male, volle almeno dargli una notizia che sicuramente gli avrebbe procurato un altro rimorso.

«Ti ricordi», gli disse, con la voce rotta dalla rabbia, ma con tono severo «di Fatma, la giovane che tu hai sedotto qui in Niger e che hai lasciato incinta? Sappi che per colpa tua quella ragazza è morta lapidata!»

A quelle parole sia Claudio che Bechir rimasero stupefatti. Da quando era avvenuta la lapidazione, nessuno dei due era tornato in Niger ed entrambi ignoravano che Fatma fosse rimasta incinta e avesse subito quel martirio.

Il volto di Claudio, già pallido per la sua malattia, sbiancò ulteriormente. Non era stato lui a violentare Fatma e lo sapeva! Ma quella rivelazione fu come un lampo, che all’improvviso gli squarciò la mente.

Tutto fu chiaro e terribile! «Sei stato tu!», urlò a Bechir guardandolo negli occhi. «Ecco perché Akhamuk non mi ha più chiamato per andare a prenderla!»

Ma mentre lui diceva queste parole, Bechir aveva già tolto la sicura alla pistola che teneva sempre a portata di mano. 

Per un attimo fu indeciso quale dei due ex amici colpire per primo. Ma in quell’attimo Claudio si scagliò contro di lui con l’impeto di chi sa già che i suoi giorni sono ormai contati, per cui non ha nulla da perdere. Il tunisino ebbe tuttavia il tempo di sparare e la pallottola si conficcò nello stomaco di Claudio, lo passò da parte a parte uscendo dalla schiena.

L’italiano, benché gravemente ferito, si avventò sul corpo del tunisino e riuscì ad afferrarne l’arma, i due si rotolarono a terra avvinghiati l’uno all’altro. Partì un altro colpo, che trapassò il petto di Claudio, facendo schizzare il suo sangue fino alle pareti, ma lui teneva la sua mano sopra quella del tunisino ed i suoi muscoli erano ancora forti.

Con un immane sforzo di disperazione riuscì a portare la canna della pistola dentro la bocca di Bechir, poi strinse forte e partì un altro colpo.

Lo sparo dilaniò le gote, che si spaccarono all’altezza dei denti lasciando il volto dell’uomo diviso a metà, con le mascelle e l’arcata dentaria inferiore orribilmente pendenti dal resto della testa.

La pallottola penetrò nel palato ed uscì dal cranio del tunisino, spargendo in aria la sua poca materia grigia, che subito si depositò sulle pareti e sul soffitto. Un urlo immane uscì da quella bocca, così enormemente spalancata, prima che tacesse per sempre. Poi niente più, entrambi si accasciarono a terra, l’uno sull’altro, con gli occhi sbarrati.

 

Alex rimase pietrificato da quella scena agghiacciante, sentiva dei conati di vomito che gli salivano forti nell’esofago, ma non riuscì ad emettere nulla, nel suo stomaco ormai c’era solo bile.

I suoi occhi erano offuscati dalla visione di quei due corpi, ormai inermi sul pavimento, in un lago di sangue. Appena fu in grado di rimettere ordine nella sua mente, il pensiero corse a Laura.

Da quella rivelazione aveva capito che la sua malattia era di una forma più grave di quanto si fosse pensato in un primo momento. Era certo questo che Giorgio aveva capito quando l’aveva richiamata in clinica, per fare dei nuovi accertamenti.

Sarebbe riuscito, quel medico in cui lui aveva riposto tutta la sua fiducia, a salvare la vita della sua donna? Cosa era accaduto nel frattempo che lui era sotto sequestro, visto che era venuta Livia in suo soccorso, anziché la ragazza che lui si aspettava?

Stette qualche minuto immobile, sopraffatto da questi pensieri, poi cercò di scuotersi. Con le mani legate dietro la schiena, piegandosi indietro con tutto il corpo, riuscì ad estrarre la pistola dalle mani dei due.

Con molta calma appoggiò la canna sulle manette che gli legavano i polsi e, cercando di dirigere la pallottola verso l’esterno, premette il grilletto e sparò.

Una vampata di calore pervase tutto il suo corpo, il sangue usciva da una ferita che si era procurata sul polso, ma le manette si spezzarono e lui fu libero. Tuttavia perdeva molto sangue, cadde a terra e non ce la fece ad alzarsi. Non era in grado di mettersi alla guida dell’auto per andare al villaggio, oltretutto non conosceva la strada né la lingua.

 

In quel frattempo, al villaggio, Laura era molto preoccupata ed insisteva per sapere se ci fosse qualche altro posto dove Bechir potesse essersi rifugiato.

Alla fine Karim ebbe l’idea di recarsi a Maradi, nel bar dove gli amici solitamente si incontravano, quando venivano dalla Tunisia.

Andò lì assieme a Laura ed Akhamuk e chiese al proprietario: «So che dovrebbe arrivare Bechir, per caso è stato qui di recente?». Ed il giovane che era al banco rispose: «Il capo è passato due giorni fa, si è fermato pochi minuti e poi è andato via».

 Karim ed Akhamuk pensarono subito al laboratorio e, di corsa, si recarono lì tutti e tre. 

Trovarono la porta chiusa, ma Karim la sfondò con una spallata ben assestata. Entrarono prima i due uomini, si diressero al bagno, aprirono la botola e guardarono la ragazza, prima di scendere giù.

Laura era titubante ad entrare in quell’ambiente, da cui proveniva un odore nauseabondo, ma non si curò di questo e seguì Karim piena di ansia.

Appena scesero le scale videro i tre corpi per terra e la ragazza emise un grido di terrore. Ma a quella voce, Alex alzò la testa, lui era vivo! Era solo svenuto.

Laura corse verso di lui, lo palpeggiò come per assicurarsi che non avesse nulla di rotto e lo baciò, poi lo aiutò ad alzarsi. Vide che perdeva sangue da una mano e gli chiese come stava.

Alex era anche lui entusiasta di riabbracciare la sua fidanzata. Si strinsero teneramente e si baciarono con amore.

Ancora non gli sembrava vero che il suo calvario potesse essere finito. Tuttavia aveva una forte rabbia che gli stringeva il cuore, non sapeva come dire a Laura che la sua malattia era più grave di quel che era sembrato in un primo momento.

Adesso che finalmente l’aveva conquistata, non voleva rassegnarsi a vederla ridotta nello stato in cui aveva visto Claudio. Ma prima di dire tutto questo a lei, avrebbe voluto chiederne conferma a Giorgio e sapere quali cure si potessero mettere in atto.

Laura gli chiese, tra i baci, di raccontarle la brutta avventura che aveva vissuto, e lui, ansioso di dire, ma anche di sapere alcune cose da lei, cominciò:  ……