È un brano del libro: “L'anno del Niño” di Alfio Giuffrida
Si trova in libreria oppure on line:  http://www.hoepli.it/cerca/libri.aspx?ty=1&query=giuffrida 
I libri di Alfio Giuffrida sono scritti in modo realistico, affinchè il lettore possa viverli come assistendo ad un film. L’episodio dell’elicottero lascia il lettore con il fiato sospeso.

Tra i guerriglieri che avevano il compito di sorvegliarlo, ce n’era uno che ogni tanto diceva qualche piccola frase in inglese, sempre a voce bassissima e in modo guardingo, come per comunicare qualcosa ad Alberto senza farsi capire dagli altri.

Erano sempre avvertimenti come: «oggi verrà tizio, senti cosa dice», oppure qualche domanda del tipo: «sei capace di arrampicarti su una scala a corda?». 
Alberto era incuriosito dall’atteggiamento di Pablo, così si chiamava lo strano guerrigliero, ma non osava chiedere il perché di quelle domande, era troppo spaventato per ragionare.
Erano passati almeno dieci giorni dal sequestro, quando Pablo cercò una scusa per allontanare l’altro carceriere per qualche minuto e restare solo con Alberto, in un attimo e sottovoce gli disse di essere un agente segreto della CIA, infiltrato da tempo nelle file dei Tupamaros e trasferito in questa occasione nel campo di Humaità per proteggerlo, visto che lui era ormai un personaggio di interesse internazionale. I guerriglieri avevano deciso di sopprimerlo, per cui occorreva agire in fretta, quella stessa sera infatti sarebbe arrivato in una radura poco distante un elicottero della CIA che li avrebbe prelevati e portati in un luogo sicuro. Non era possibile prelevarlo in jeep perché la zona era troppo infestata dai Tupamaros, che avevano proprio a Humaità il loro campo base.
La fuga naturalmente presentava dei pericoli, per cui doveva stare molto attento, tenersi pronto ai segnali che Pablo gli avrebbe fatto e agire senza esitazione. Alberto disse che era pronto a qualsiasi azione pur di fuggire da quel posto infernale e Pablo gli raccomandò di non farsi vedere agitato altrimenti gli altri guerriglieri avrebbero sospettato qualcosa, sarebbe stato lui ad avvertirlo appena la squadra di soccorso lo avesse chiamato tramite una specie di microtelefono cellulare celato all’interno del suo orologio.
Per tutta la sera Alberto non fece altro che osservare Pablo, ma dal suo volto da guerrigliero addestrato non trapelava nulla. Si fece l’ora di andare a letto ed ancora non succedeva nulla, notò però che mentre il vero Tupamaros sonnecchiava come al solito, il suo amico faceva il vago ma in effetti era ben sveglio.
Di tanto in tanto diceva qualche parola sottovoce sul suo orologio e si vedeva che era pronto ad agire, per cui anche lui finse di addormentarsi come tutte le altre sere, pur restando sveglio. Pablo gli si avvicinò all’orecchio e gli sussurrò che l’elicottero per la fuga sarebbe arrivato in piena notte ed appena lui gli avesse fatto cenno, avrebbero dovuto agire nel modo più rapido e senza esitazione, la zona era piena di Tupamaros, molti li conoscevano e li proteggevano, per cui non ci si poteva fidare di nessuno.
Ad un tratto, mentre in lontananza si sentiva il rombo sordo di un elicottero, Pablo fece una mossa fulminea, con una mano mise un largo cerotto sulla bocca del guerrigliero e con l’altra gli tenne premuto sul naso un fazzoletto inumidito di sonnifero. In un attimo legò le mani del Tupamaros dietro la schiena, slegò Alberto, fece un largo taglio con il pugnale sul retro della tenda e gli fece cenno di seguirlo.
Inizialmente camminarono carponi tra le canne, stando attenti a non farsi sentire, poi quando il rumore dell’elicottero era ben percepibile, anche se, essendo a luci completamente spente, non si capiva dove fosse esattamente, i due si accorsero che nell’accampamento si erano già accese delle luci, per cui si misero a correre con Pablo in testa che, evidentemente, conosceva bene il sentiero.
Arrivarono nella radura stabilita prima che l’elicottero atterrasse, già sentivano che i Tupamaros erano sulle loro tracce ed erano armati, perché sparavano in tutte le direzioni. Quando l’elicottero arrivò e cominciò ad abbassarsi sulle loro teste, anche altri due Tupamaros arrivarono nelle vicinanze sparando verso l’elicottero con le pistole ed un mitra, in quel momento una scaletta di corde si srotolò sulle loro teste. Pablo fece cenno ad Alberto di salire immediatamente, mentre con la sua pistola, sparava verso i due Tupamaros che erano ormai vicini.
Quando Alberto entrò in cabina, Pablo cominciò a salire anche lui sulla scaletta, ma un proiettile lo raggiunse al torace, poi una raffica di mitra colpì anche l’elicottero. Alberto vide che anche il pilota era stato colpito, perdeva sangue ma era ancora ai comandi, tuttavia il velivolo si muoveva in modo scomposto, non si alzava in volo, ma restava con la scaletta che arrivava quasi a terra.
Pablo, mentre saliva sulla scaletta, sparò a uno dei due terroristi e lo colpì alla testa, mentre l’elicottero cominciava ad alzarsi un po’, non abbastanza tuttavia, per cui l’altro guerrigliero riuscì ad afferrare la scaletta con una mano e si aggrappò ad essa mentre il velivolo si muoveva in modo sempre più scomposto.
Pablo si affrettò ad entrare in cabina, si mise ai comandi e l’elicottero cominciò subito a prendere quota, ma da un serbatoio colpito dalla raffica di mitra usciva del carburante ed il motore, anch’esso colpito dai proiettili, perdeva potenza, il velivolo era pressappoco ingovernabile. Alberto fece appena in tempo a vedere che si trovavano vicino ad un ponte che attraversava un fiume, a fianco ad una città, quando l’elicottero cominciò a muoversi orizzontalmente e a perdere quota. Pablo gli gridò di lanciarsi e lui lo fece, cadendo al suolo da un’altezza di una decina di metri subito prima che anche l’elicottero si schiantasse al suolo e si incendiasse.