€ EUR 2,99

  • Tipologia Libro: Ebook - Saggio scientifico divulgativo
  • Autore: Alfio Giuffrida
  • Editore: Amazon - Formato Kindle
  • Anno Pubblicazione: 2015
  • ISBN: B0151JC2X2
  • Numero Pagine: 0
  • Dipartimento: Ebook - Saggio scientifico divulgativo
  • Disponibile online sul sito http://t.co/L1oZOWLK  in  formato Kindle

L’Autore

Alfio Giuffrida, è un meteorologo, giornalista e scrittore. Generale del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica, nel 2006 ha pubblicato "Manuale di Meteorologia”: un testo scientifico- divulgativo, che ha venduto oltre 10.000 copie ed è stato tradotto in francese con ottimi successi. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo romanzo: "L'Anno del Niño", cui sono seguiti "Deserto Verde", "Chicco e il cane", "Quella notte al Giglio" e “La danza dello Sciamano”. Ha inoltre pubblicato tre “Racconti brevi” su Amazon, come “Ebook” (“Un bambino e un cane”, “La Stella Cometa” e “Carta, penna e calamaio").

Il libro

In qualsiasi nazione del mondo, l’argomento di cui si parla più diffusamente è il tempo: sia per chiedere se oggi è bello o brutto e come sarà domani, sia con la solita domanda della mamma al figlio lontano: com’è da te il tempo, fa freddo?

In questo breve saggio vedremo anzitutto che cosa si intende per climatologia, daremo una spiegazione degli eventi meteorologici che hanno lasciato il segno nell’ambiente terrestre, come il Diluvio Universale o gli sconvolgimenti che hanno determinato la scomparsa dei dinosauri. Parleremo delle ere geologiche, delle glaciazioni e dei periodi caldi interglaciali, del riscaldamento globale, che da alcuni decenni si sta verificando con un ritmo sempre crescente, dei “cicloni” che, sempre più frequentemente, si affacciano sul Mediterraneo.

Analizzeremo gli elementi che caratterizzano il clima: la temperatura, le piogge sia come quantità che come distribuzione nei periodi dell’anno e poi il vento. Capiremo perché alcune regioni sulla terra sono dette anecumeniche, ovvero dove le condizioni di vita sono ritenute impossibili.

Vedremo la distribuzione dei climi sulla terra e la Classificazione climatica di Köppen, che ne fornisce una panoramica completa. Capiremo come i parametri climatici influiscono, con agi e disagi, sul nostro modo di vivere. L’influenza delle metropoli, l’azione degli edifici sull’assorbimento dei raggi solari e il modo in cui sono riusciti a condizionare la vita dell’uomo.

Concluderemo con le azioni che possiamo svolgere per migliorare la salubrità del nostro ambiente, dalle più semplici a quelle che sono più difficili da realizzare, perché comporterebbero delle gravi ripercussioni sul tenore di vita che ormai abbiamo acquisito e al quale è difficile rinunciare.   

 

Cap. 1 - Meteorologia e Climatologia

Il termine meteorologia ha origini molto antiche. Esso venne infatti coniato nell’antica Grecia da Aristotele che, intorno al 340 avanti Cristo, scrisse un saggio che riguardava le osservazioni, miste a ragionamenti, sull'origine dei fenomeni atmosferici e astronomici. Al suo libro egli dette il nome: “Meteorologica”.

Oggi i fenomeni astronomici sono trattati dall’astronomia, mentre per meteorologia si intende l’insieme delle scienze che studia i fenomeni fisici che avvengono nell'atmosfera terrestre, quelli responsabili del tempo atmosferico e del suo mutare giorno per giorno.

La climatologia si occupa dello studio del clima, ovvero delle condizioni medie del tempo meteorologico in un periodo di tempo abbastanza lungo, diciamo almeno 30 anni. Essa può essere scissa dalla meteorologia e considerata una branca a parte. Le sue origini si perdono nel tempo, il termine infatti deriva dal greco “klima”, che significa “inclinazione” e “logos” che significa "studio" [1].

Già i greci si erano resi conto che il mutare delle stagioni era legato alla diversa inclinazione con la quale i raggi solari giungevano sulla terra. Questa importante considerazione era stata resa possibile dall'osservazione dell'ombra degli oggetti: in una data località, un palo (primo esempio di “gnomone”) piantato verticalmente nel terreno, alla stessa ora del giorno, mostrava un'ombra di lunghezza diversa nei vari mesi dell'anno.

 

Fig. 1 – Solstizio

I greci, che erano abituati a regolamentare tutte le loro osservazioni, avevano così fissato un giorno in cui la lunghezza dell’ombra era minima e lo avevano chiamato solstizio d'estate, ed un giorno in cui era massima, detto solstizio d'inverno.

Si era poi notato che in località diverse, nello stesso giorno dell’anno e alla stessa ora, la lunghezza dell’ombra era diversa e ciò dipendeva unicamente dall’inclinazione dei raggi solari rispetto al suolo.

Le persone che avevano intrapreso viaggi verso sud ed avevano fatto delle misurazioni climatologiche con il metodo del palo, raccontavano di aver notato che, in quelle regioni lontane, le ombre erano più corte rispetto a quelle misurate nella madrepatria. In particolare, nella zona del basso Egitto, vi erano giorni in cui l’ombra del palo praticamente non esisteva. Inoltre in questi luoghi faceva generalmente più caldo che ad Atene. Adesso sappiamo che ciò è possibile nella zona di Assuan, che si trova ad una latitudine vicina al Tropico del Cancro.

Viceversa in Macedonia, la zona più a nord allora conosciuta, le ombre erano sempre più lunghe di quelle osservate ad Atene.

Gli studiosi greci avevano inoltre notato che, all’interno di  una regione, le zone montagnose erano più fredde di quelle pianeggianti. Inoltre, salendo in quota, la variabilità del tempo era più accentuata ed il vento, in genere, soffiava con maggiore forza.

Questo fatto aveva messo in evidenza che i fattori che determinavano il clima di una regione erano principalmente due: l’inclinazione dell’ombra del palo, corrispondente a quella che adesso chiamiamo latitudine e l’altitudine, in quanto in montagna il tempo era più freddo e variabile che in pianura.

Ma la descrizione del clima non si limitava alla temperatura, i greci davano molta importanza anche alla quantità di precipitazioni ed alla loro distribuzione nei vari mesi dell’anno. Anche il vento era ritenuto importante, non solo per la navigazione che, a quel tempo, era alla base dei commerci, ma anche come caratteristica climatica di un luogo.

Partendo da questi principii, era stata fatta una primordiale classificazione climatica delle regioni allora conosciute. Procedendo da sud verso nord, erano state individuate sette regioni climatiche:

1.           Clima di Meroè (Zona del Sudan)

2.           Clima di Syène (Zona di Assuan)

3.           Clima di Alessandria (Zona del delta del Nilo)

4.           Clima di Rodi (Mediterraneo meridionale)

5.           Clima di Roma (Mediterraneo settentrionale)

6.           Clima del Ponto Eusino ( Zona del Mar Nero)

7.           Clima di Boristene (Zona del Dnieper)

Il Telelavoro

E allora? Dobbiamo scegliere se soffrire in città o vivere in campagna adattandoci al solo lavoro di contadino? Certo le due soluzioni estreme non sono accattivanti, tuttavia si stanno studiando una serie di compromessi per risolvere il problema. Uno di questi sarebbe quello del “telelavoro”.

Questa idea è stata studiata negli Stati Uniti, per risolvere il drastico calo di rendimento che statisticamente si è notato nelle giornate particolarmente afose. Inizialmente era stata presa in considerazione la possibilità di lasciare a casa i dipendenti (retribuiti ma senza l’obbligo di venire in ufficio e prestare la propria opera) per il fatto che erano aumentati i casi di malattie della respirazione che avvenivano negli uffici non dotati di aria condizionata, con gravi esborsi di risarcimento ai dipendenti da parte delle società. In altri casi si era notato che, pur spendendo molto per dotare gli uffici di potenti condizionatori e tenerli accesi, il calo di rendimento nelle giornata di afa intensa era inevitabile, per cui era preferibile dotare gli uffici di impianti meno potenti e lasciare a casa i dipendenti nei pochi casi in cui la “temperatura di effetto” era superiore ad una certa soglia. La temperatura di effetto è un nuovo parametro fisico, ottenuto da una formula in cui entrano in gioco la temperatura, l’umidità relativa ed il vento, che rende conto del disagio fisico al quale è sottoposto il nostro organismo quando il valore della temperatura di effetto supera una certa soglia.

Non esiste ancora una formula unica per il calcolo della temperatura di effetto. Per adesso possiamo adoperare uno degli ”Heat Index”, come ad esempio l’indice “Humidex” visto nel capitolo precedente ed applicabile principalmente nel periodo estivo.

Tra i giornalisti il telelavoro è già una tecnica ben sperimentata ed usata, molti vivono in una città ed esercitano il loro lavoro in un’altra, inviando i loro articoli via email.

Una cosa veramente ben fatta sarebbe quella di poter applicare il telelavoro per i dipendenti pubblici. Questo tornerebbe molto utile non solo nei giorni di grande afa o di freddo intenso, ma sarebbe anche un modo per favorire il lavoro delle donne, che spesso sono costrette a stare a casa non tanto perché sono ammalate loro stesse, ma per accudire i loro bambini o familiari costretti a letto da qualche malattia, impossibilitando anche i genitori a recarsi al loro lavoro. Sarebbe ugualmente utile per alcuni portatori di handicap, che potrebbero svolgere normalmente utilissimi lavori restando a casa, mentre il fatto di dover andare in un ufficio li obbligherebbe a dei percorsi lunghi ed impegnativi, impedendo loro di avere un impiego, mentre con il telelavoro tutto ciò sarebbe possibile, con soddisfazione (economica e morale) loro ed con un indiscusso beneficio alla comunità.

In effetti dei progetti di legge su questo argomento sono già allo studio da parte del governo, ma ancora non si vedono risultati apprezzabili. Ci auguriamo di vederli preso.     

Temperatura - Valori estremi registrati sulla Terra

Nella seguente tabella si riportano alcuni valori estremi di temperature, su tutta la Terra, raccolti da stazioni meteorologiche ufficiali [7] 

VALORI ESTREMI DELLA TEMPERATURA MASSIMA

LOCALITA'

Altitud. (m)

DATA

T (°C)

El Azizia, Libia

112

13/09/1922

57.8

Death Valley, California – USA

-54

10/07/1913

56.7

Tirat Tsvi, Israele

-220

22/06/1942

53.9

Cloncurry, Queensland - Australia

190

16/01/1889

53.3

Seville, Spagna

8

04/08/1881

50.0

 

VALORI ESTREMI DELLA TEMPERATURA MINIMA

LOCALITA'

Altitud. (m)

DATA

T (°C)

Vostok, Antartide

3421

21/07/1983

-89.4

Oimekon, Russia

800

06/02/1933

-67.8

Verkhoyansk, Russia

107

07/02/1892

-67.8

Northice, Groenlandia

2344

09/01/1954

-66.1

Snag, Yukon, Canada

646

03/02/1947

-63.0

 

Se esaminiamo questi valori ci accorgiamo come la località dove si è verificata la massima temperatura sulla Terra non si trova sotto l’equatore, come in un primo momento ci si potrebbe aspettare, ma ad una latitudine addirittura al di sopra del tropico del Cancro.

Questo ci conferma che il fattore più importante è principalmente la continentalità di un posto, ovvero la capacità del terreno di accumulare il calore fornito dai raggi solari. Questa capacità è elevata per i terreni rocciosi o sabbiosi ed in particolare per quelli dove non c’è vegetazione, come il deserto.

Al secondo e terzo posto troviamo invece due località situate sempre in zone desertiche, ma ad una quota sotto il livello del mare. Avviene infatti che, quando l’aria si muove dalle alte quote dell’atmosfera verso il suolo, passa da una pressione piuttosto bassa ad una pressione sempre più elevata, per cui si comprime senza scambiare calore con altri corpi. Per un principio fisico, un qualsiasi gas, come ad esempio l’aria, che si comprime “adiabaticamente”, ovvero senza scambiare calore con l’ambiente esterno, si riscalda. Infatti le località poste al di sotto del livello del mare sono soggette ad una temperatura più elevata di quelle poste ad una certa altezza.

Il quinto valore più alto di temperatura è stato invece registrato in una città; certo non e facile vivere e muoversi in città con una temperatura di 50 gradi, tuttavia vedremo, nel capitolo dedicato alla climatologia urbana, che le condizioni di disagio non dipendono solamente dalla temperatura, ma anche dall’umidità relativa e dal vento.

 

Fig. 6 - Temperature estreme

 

Riguardo le località più fredde, diamo per scontato il valore di Vostok che si trova in Antartide, in una zona continentale e, soprattutto, vicina al polo (sud). Inoltre bisogna considerare che la stazione di Vostok si trova ad una altitudine di oltre 3.400 metri.

Il secondo e terzo posto spettano invece a Oimekon e Verkhoyansk, che si trovano nella stessa regione della Siberia: la Yakuzia, abitata da circa un milione di abitanti di varie nazionalità. Essi sono concentrati nella città di Yakutsk, la capitale, con circa 250.000 abitanti e in una decina di centri minori, tra cui Verkhoyansk, a circa 100 metri sul livello del mare, da molti definita “capitale del freddo”.

Nonostante ciò essa è abitata in modo permanente da circa 1.500 abitanti (in costante diminuzione negli ultimi anni). Come curiosità possiamo dire che essa è stata fondata nel 1638, quando sicuramente i mezzi di riscaldamento erano ben diversi da quelli di adesso, come un luogo di esilio politico e come tale è stata utilizzata fino al 1917 [8].

Se vogliamo capire il perché di questo “polo del freddo”, dobbiamo pensare alla estrema continentalità della zona e non alla sua latitudine, Oimekon e Verkhoyansk si trovano infatti ad una latitudine attorno al circolo polare artico, mentre esistono numerose città situate ad una latitudine a nord di essa, eppure hanno temperature sia medie che estreme, ben più alte di esse.

Questo ci dice come la lontananza dal mare, che ha un elevato potere termoregolatore e la mancanza di vegetazione, che facilita la perdita di calore per irraggiamento, rendano gran parte di quella regione una zona “anecumenica”, cioè impossibilitata a ospitare forme permanenti di vita.

Il Diluvio Universale

Tra gli eventi meteorologici di rilievo che si sono verificati nel passato, il Diluvio Universale  merita un particolare interesse, sia per l’importanza e la vastità che esso ha avuto, sia perché è stato narrato da persone diverse ma con le stesse caratteristiche, sia per il suo significato mistico, come è scritto nel più importante dei libri: la Bibbia, dove il Diluvio è inteso non tanto come un evento meteorologico, ma come una “punizione divina”, destinata ad annientare l’umanità che si era macchiata di gravi peccati.

Il primo libro della Bibbia, la Genesi, [2] descrive nei minimi particolari il diluvio e spiega come esso sia stato mandato dal Signore per punire la “corruzione umana”. Il versetto 6.13 dice: “Allora Dio disse a Noè: Mi son deciso, la fine di tutti i mortali è arrivata …” e continua (versetto 7.11): “nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, nel diciassettesimo giorno … le cataratte del cielo si aprirono”.

Già, proprio il giorno diciassette segna l’inizio del Diluvio Universale, questo, secondo l’opinione più accreditata, è il motivo per cui, nella cultura mediterranea, il numero 17 porta sfortuna.

Sempre dalla Bibbia leggiamo (versetto 7.17) che “Il diluvio venne sopra la Terra per quaranta giorni …. Così fu sterminata ogni creatura esistente sulla faccia del suolo”. Ma se le piogge durarono incessantemente per quaranta giorni, le acque coprirono completamente la Terra per ben cinque mesi, come racconta ancora la Bibbia e fu solo alla fine del settimo mese di alluvione che “apparirono le vette dei monti” e Noè (versetto 8.10) “ rilasciò la colomba fuori dall’arca e …. tornò con una foglia di ulivo …”.

Sappiamo inoltre che nel 2350 a.C. in Mesopotamia, Re Sargon nel costruire il suo palazzo reale a Ninive realizzò una immensa  biblioteca di tavolette di argilla. Essa tuttavia andò quasi tutta distrutta e quel poco che rimase fu sepolta dalla sabbia.

Grazie agli scavi effettuati in tempi recenti, tra le 10.000 tavolette (oggi visibili al Louvre di Parigi e in altri musei) gli archeologi hanno recuperato il Poema di Gilgamesh, che narra di un eroe che può essere paragonato ad Ulisse, anch’egli celebre per i suoi viaggi nelle terre allora conosciute.

Durante uno di questi lunghi viaggi Gilgamesh incontra un vegliardo scampato al diluvio universale perché, allo stesso modo di Noè, si era costruito un’arca. Il poema quindi, scritto secondo i ricordi sumerici, costituisce la controparte del racconto biblico del diluvio, in lingua babilonese e assira.

Ma se la Mesopotamia è geograficamente vicina a Israele, sede principale dei racconti biblici, ci sono altre leggende, provenienti da civiltà lontane, che raccontano una storia collegata al Diluvio. Noè, secondo la Genesi biblica, era uno dei patriarchi: personaggi che hanno raggiunto un'età straordinaria, famosi per essere i discendenti di una misteriosa razza di Giganti. Secondo il calendario Maya noi viviamo un "giorno galattico", suddiviso in cinque Ere. La terza di queste, detta Era del Fuoco, è finita nell'anno 8238 avanti Cristo a causa di un "Grande Diluvio", in cui un uomo (guarda caso un gigante) riesce a salvare l’umanità rinchiudendo gli animali in una Arca per farli sopravvivere all'ira degli Dei

Racconti di Diluvi Universali sono presenti in ogni cultura e ad ogni latitudine del pianeta. In tutte le mitologie compare tuttavia un binomismo tra evento meteorologico e punizione divina. Questo può dipendere dal fatto che, nel subconscio umano, il Diluvio rappresenta la “più grande catastrofe possibile”, la più temuta, quella che Dio potrebbe mandare sulla Terra per estinguere il genere umano.

L'Effetto Serra

Come si è detto, i gas ad effetto serra sono, principalmente, il metano e l’anidride carbonica (CO2), i quali hanno il potere di assorbire le radiazioni infrarosse, impedendo loro di disperdersi nello spazio, per cui le onde termiche, emesse dal terreno, rimangono intrappolate negli strati più bassi dell’atmosfera, quelli più vicini al suolo, con il risultato che la Terra non riesce a smaltire tutta l’energia assorbita dal Sole e quindi si riscalda.

Si è visto inoltre che dalla metà degli anni ‘70, da quando cioè si è iniziato ad effettuare misurazioni regolari del contenuto di anidride carbonica nell’atmosfera, questo gas è in costante aumento.

 

Fig. 3 – Graf - Anidride Carbonica

(La figura 3 è tratta dal sito: http://www.comitatoscientifico.org/temi%20CG/clima/datiglobali.htm - Fonte:   NOAA Earth System Research Laboratory)

 

Nella seconda parte del secolo scorso, gli Stati ad alto sviluppo industriale hanno provato ad ideare delle leggi per una regolamentazione di questi due gas, ma le trasformazioni tecnologiche necessarie avrebbero dei risvolti sulla società che non sono semplici da bilanciare, soprattutto per il metano, che si produce spontaneamente come una conseguenza della macerazione in acqua di alcune coltivazioni, principalmente le risaie (alimento di vitale importanza per circa un terzo della popolazione della Terra), o della fermentazione in aria dei prodotti organici, per cui entra a far parte in modo irrinunciabile della catena alimentare umana ed è legato all’aumento della popolazione sia delle persone sia degli animali sulla Terra.  La CO2 è invece un prodotto di scarto dell’industrializzazione, a cui, al giorno d’oggi, non è facile rinunciare, tuttavia è l’unica sulla quale possiamo intervenire ed i risultati di alcuni leggi già introdotte per limitarne l’immissione nell’atmosfera, hanno dato riscontri positivi.

In effetti quelli appena detti sono solo due fattori che senz’altro contribuiscono all’aumento della temperatura registrato negli ultimi cento anni, ma ben difficilmente possono essere considerati i soli responsabili.

Pensiamo infatti alle ere glaciali e post glaciali che si sono succedute nell’arco dei millenni, in tali periodi i cambiamenti di temperatura sono stati ben più grandi di quello attuale, eppure non vi erano automobili o deforestazioni dovute all’uomo.

Non dobbiamo infine dimenticare che le immissioni nell’atmosfera sia di anidride carbonica sia di metano, non sono dovute solamente alle attività umane. Nelle eruzioni vulcaniche e in altri fenomeni naturali questi due gas si sprigionano entrambi in quantità tali da causare effetti che possono essere paragonabili o superiori a quelle dovute al contributo umano.

Inoltre è bene tenere presente che spesso, in natura, alcuni effetti si bilanciano a vicenda quando uno dei parametri tende ad allontanarsi troppo dai suoi valori medi. Per esempio, si ricordi quanto si è detto alla fine del capitolo scorso, a proposito della Corrente del Golfo, riguardo le regioni dell’Europa occidentale, dove il riscaldamento ambientale globale potrebbe avere anche un risvolto che tenderebbe a far diminuire la temperatura.

Se per oltre un decennio siamo stati attratti dalle notizie sul riscaldamento climatico, dovuto all’effetto serra, da qualche anno il fattore predominante nell’andamento del clima terrestre viene detto “tropicalizzazione”. Si tratta di una tendenza ad un aumento dei fenomeni estremi nelle regioni temperate della Terra, come ad esempio una maggior frequenza di temperature molto elevate, o precipitazioni alluvionali. Il nome deriva dal fatto che tali valori sono normali ai tropici. Nella fascia equatoriale infatti, a causa della più elevata temperatura, l’atmosfera ha una energia interna notevolmente superiore di quella che è presente nelle zone temperate o polari, e quindi i fenomeni sono più intensi.