Quando iniziamo a scrivere un romanzo, il primo innesco è la Fabula! Deve essere una storia che appassiona. Ma essa sarebbe come un documentario, per renderla interessante come un film, serve che le scene siano raccontate secondo un intreccio. La pagina “Articoli” è il LABORATORIO dove ogni scrittore può provare a capire quali sono le regole per scrivere un libro. Vorrei il parere degli Editor, di coloro che lavorano già nel settore. Cosa c'è di ben fatto e cosa è sbagliato nei brani proposti (miei o di altri Autori) presenti nella pagina Articoli? 

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Cosimo Mirigliano

29/01/2016 10:01

Salve a tutti. Un ringraziamento particolare va ad Alfio Giuffrida. Sono l'autore del romanzo " due corpi, una sola mente" sono molto soddisfatto ed orgoglioso dei risultati che sto avendo e dei messaggi che mi arrivano dai lettori che hanno avuto modo di conoscermi in questa nuova veste. Spero vivamente di riuscire a pubblicarlo e a rendervi partecipe dell'intero scritto. Molte grazie Cosimo Mirigliano

Gennaro

05/08/2015 08:08

Per scrivere un buon libro c’è una sola regola: leggere, leggere, leggere.

Renato M. Bruno

15/07/2015 05:07

Alfio carissimo, ho dato una rapida lettura ai commenti già postati, tutti in qualche modo utili all'operazione scrittura o alla riflessione sulla scrittura, considerata e interpretata da vari punti di vista. Considerato che la ricetta del bestseller nessuno ce l'ha in tasca e considerato che la scrittura da bestseller contempla modalità e pratiche di marketing qui non trattate, mi permetto di dire la mia su alcuni punti controversi, forte della mia lunga pratica e frequentazione con gli autori, prima ancora che con i testi da essi scritti. A. Saper scrivere non è avere tra le mani un testo che potrebbe essere pubblicato; sbaglia chi presume che già esiste l’editore per lui, è il contrario: è l’autore che deve sapere quali sono le logiche e le modalità che governano il mondo editoriale nostrano…e adattarvisi, realisticamente parlando; B. Non si va da nessuna parte se l’Autore non è il primo Lettore e il primo Lettore/Critico del proprio lavoro. La difficoltà maggiore degli esordienti risiede nella troppa vicinanza del testo a sé: per essere critici e obbiettivi verso ciò che si è scritto occorre vedere il testo da una certa distanza, meglio ancora se da lontano, dopo mesi o anni dalla prima stesura. C. Come sempre nella vita è il “tu”, cioè l’altro, che ridefinisce i confini e la natura del nostro “io”. Da qui la necessità di confrontarsi e di dialogare col proprio editor di fiducia, in una relazione di reciproca messa a punto delle proprie specifiche e qualificate competenze. Nel mio correggere e revisionare il tuo “El Niño” io ho appreso e imparato più di quanto tu abbia appreso da me sulle tecniche di scrittura o sul modo corretto di esporre i concetti. Vale anche per il romanzo: con l’editor si deve instaurare un rapporto di fiducia e di reciproca crescita tecnico-narrativa e culturale, preventivamente introdotta da una buona intesa amichevole e psicologica. D. È inutile terminare un romanzo che non funziona fin dalle prime battute! All’editor-amico si mandano i primi capitoli, se ne discute, se ne correggono, se è il caso, le prime avvisaglie di distorsione o di mancata corrispondenza tra le buone intenzioni e le righe praticamente scritte. O il coinvolgimento col lettore c’è fin dalle prime battute o è meglio modificare subito l’impianto narrativo, la formulazione delle frasi, il ritmo non idoneo del fraseggio. L’auto si porta dal meccanico ai primi segni di mal funzionamento, non a rottura avvenuta. Ma è in grado l’Autore di accorgersene da solo? Una chiacchierata con l’editor non costa nulla, ma…bisogna farla. E. Spesso l’Autore interpreta l’intervento dell’Editor come distorsione, come sovrapposizione, come riscrittura che tradisce l’intenzione iniziale: ma proprio qui sta il punto debole, nella impostazione iniziale. Lasciarla tale e quale vuol dire non correggere, non revisionare, non far riflettere l’Autore sulle sue debolezze sintattico-strutturali. Ogni correzione “modifica”, deve modificare qualcosa: fondamentale è che alla fine del processo di revisione il risultato finale sia omogeno allo spirito del testo (il che richiede un editor/revisore esperto, competente, un gran lettore, uno che fa la radiografia al testo e che chiede all’Autore che cosa voleva esattamente dire qui e là. (segue)

Alfio

06/04/2015 08:04

@Luisa, concordo pienamente con ciò che dici. Il problema è anche l’impostazione: mi spiego, mi è piaciuto molto il commento di Oscar ed ho fatto delle modifiche al primo capitolo, proprio seguendo i suoi consigli. Ho letto anche il commento di Massimo nella discussione “Cosa cambieresti nel brano che hai letto?” ed effettivamente il suo modo di scrivere porta bene in risalto i sentimenti di Dolores, tuttavia in questo modo gli eventi mi sembrano illustrati tramite dei flashes e allora mi chiedo se la chiarezza del racconto possa essere penalizzata.

luisa

01/04/2015 05:04

Scrivere secondo me è un atto di libertà, è un tirare fuori tutto quello che ho dentro, quasi un percorso di autoanalisi. Tuttavia se voglio scrivere un romanzo devo conoscere bene gli attrezzi del mestiere. In primo luogo avere ben in testa la sinossi, creare le schede dei personaggi che devono essere reali, ben calati nella realtà. Importante è anche l'ambientazione della storia, l'intreccio, il climax e il finale. Fondamentale la costruzione dei dialoghi che devono essere il più possibile reali e diversificati in relazione ai personaggi. Infine bisogna avere una buona padronanza della sintassi e della grammatica. Ma non basta, quando il romanzo è terminato ci lavoro su parecchio e comincio a tagliare i rami secchi. Poi affido tutto a un buon editor che dà il tocco finale prima di inviarlo agli editori.

Danilo

26/02/2015 06:02

Scrivere un libro significa mettere in gioco te stesso. Quando scrivi un romanzo, se la trama non “penetra” nel lettore, il libro viene chiuso dopo la terza pagina.

Antonio

26/02/2015 07:02

Per Giancarlo Bufacchi, ti concordo su molte cose: non ci sono regole per scrivere un libro, perchè se ci fossero non esisterebbe la letteratura. Io ho scritto parecchi romanzi, ma non ne ho mai pubblicato nessuno, li ho scritti solo per me. Che mi importa del parere degli altri? Tutti sono bravi solo a criticare, a me piacciono così, mi entusiasmo a rileggerli, a fare qualche piccola correzione, a renderli perfetti. Un editore li stravolgerebbe di sicuro e a me non piacerebbero più.

luisa

02/02/2015 07:02

caro Alfio questo laboratorio è molto utile per noi emergenti, hai avuto un'idea geniale. Il mio suggerimento sarebbe quello di postare i nostri brani e commentarli tra noi. Questa sarebbe una bella scuola di scrittura, non credi?

Alfio

21/01/2015 09:01

Caro Fabio, penso che ci siano Editori e editori. Quelli bravi, come i bravi attori, sanno esternarsi dalla propria personalità e immedesimarsi in quella dello scrittore, altri riescono solo a peggiorare un testo. Il guaio è che questi ultimi, come gli scrittori da quattro soldi, non hanno mai la capacità di ammetterlo e si offendono se non lodi il loro operato. Vorrei che in questo forum si intervenissero diversi editori, in modo che si instaurasse un confronto costruttivo. Un ottimo spunto potrebbe venire dai due capitoli di “Il cammino della speranza” pubblicati nella pagina “Notizie” e le revisioni che sono già apparse in questo forum, nella discussione “Cosa cambieresti nel brano che hai letto?”. Oppure un confronto critico tra lo stile di Fabio Volo e quello degli altri brani presenti nella pagina Notizie.

Fabio

21/01/2015 10:01

Vedo che si da troppa fiducia agli editor, ma il discorso di Diana, quando dice che un testo affidato ad un editor le è tornato stravolto, è capitato anche a me. Non è possibile che due persone come scrittore ed editor, ragionino allo stesso modo, l’unico editor può essere solo lo stesso autore.

Alfio

02/01/2015 09:01

@Luisa, il tuo utilissimo commento è proprio ciò che volevo realizzare con il Laboratorio: avere i suggerimenti giusti per migliorare lo stile mio e di tutti coloro che ci ritroviamo su questo Forum. Il tuo iscriverti ad un corso dimostra umiltà e professionalità. Io ho voluto mettere la famiglia al primo posto e non voglio togliere ad essa il tempo per seguire un corso ma, spero di ottenere qualche beneficio dai vostri suggerimenti. Hai ragione, io “descrivo” i personaggi, più che fare in modo che si presentino da soli, farò qualche revisione e la pubblicherò nella discussione “Cosa cambieresti nel brano che hai letto?”, poi attenderò i vostri commenti (sia scrittori che editor). È questo lo scopo di questo Laboratorio.

luisa

02/01/2015 05:01

Per me scrivere è un atto liberatorio, è così è stato per il mio primo romanzo. Tuttavia le critiche ricevute mi hanno spinta a frequentare un corso di scrittura creativa prima di procedere con il secondo. Così ho imparato le regole del "mestiere". Prima di iniziare bisogna avere chiara la sinossi, i personaggi non devono essere stereotipi, devono presentarsi da soli e non essere descritti nei minimi particolari dall'autore. Poi deve esserci l'intreccio, il climax e la tensione deve gradualmente sciogliesi nel finale. I dialoghi devono essere diversi per ogni personaggio, come nella vita del resto. Nessuno di noi parla nello stesso modo di un altro. Poi c'è l'ambientazione che può essere anche fantasiosa ma deve sempre supportata da ricerche accurate. Non si può inventare! Che dire ancora? Conoscere la sintassi e la grammatica non basta, bisogna anche curare lo stile e per questo viene in aiuto l'editor. Un romanzo che non ha avuto un buon editing si percepisce subito dalle prime pagine.

Sergio

02/01/2015 07:01

Una prima regola per scrivere un libro, che dovrebbe essere sempre rispettata, è la continuità del discorso. Ho letto il brano di “Matteo Freddi - Finché morte non ci riunirà” e vorrei capire si tratta di piccoli spezzoni, separati da tre asterischi, oppure il “romanzo” è proprio così? In tal caso mi sembra che manchi proprio la continuità, anzi, si passa da una descrizione storica di una battaglia ad una lettera d’amore verso una donna che non si sa come sia entrata in scena.

Alfio

28/12/2014 09:12

@Giancarlo, scrivere è esternare la propria idea preziosa, urlare la propria rabbia, condividere la propria gioia. Ma dopo che abbiamo ordinato in mente la trama, scritto il primo capitolo e proviamo a rileggerlo, ci vengono in mente quelle “regole” che trasformano un racconto informe, uno sfogo rabbioso o una barzelletta mal detta, in un libro che possa essere compreso, destare l’attenzione del pubblico e ... non lasciarci esposti a delle facili critiche. Queste sono le prime regole, le più importanti, poi ci sono quelle letterarie.

Giancarlo Bufacchi

26/12/2014 11:12

Se ci fossero regole per scrivere fisse ed inviolabili non esisterebbe la letteratura. Scrivere è invenzione, libertà, dissacrazione, rabbia, ribellione, furia. Altrimenti siamo tutti cover di qualcun altro. Rompere gli schemi, spazzare via convenzioni e meschinerie. Ma tutti ci comportiamo diversamente. Tutti scriviamo per l'editor che dovrebbe leggere lui si secondo le regole. Lui è il filtro, la censura, il limite. Quel che fornisce valore allo scritto non è il senso, il contenuto, l'urlo e la fiamma. Il valore è quello delle copie vendute Stop. Siamo tutti compilatori, tutti attenti a far qualcosa che sia facilmente comprensibile e piattamente scorrevole. Manieristi della parola, copisti della frase .. ma che gente siamo? Perché il sistema ha reso tutto piatto, banale, tranquillizzante? Ma chi se ne importa del mercato. Scriviamo per noi stessi, per esplodere e magari svanire nella fiamma e nel fumo che ne consegue. Che ci resta altrimenti? Lo so che certi miei scritti non saranno pubblicati. Quel che è diventato carta era banale storia, quel che divenne ebook solo divertente commediola. Chi mai pubblicherebbe uno scritto che spezzi gli schemi? Che ribalti il senso, che spacchi la realtà? Forse invierò qualcosa. Forse lo leggerà qualcuno che avrà il coraggio di andare oltre le prime venti righe? Giancarlo Bufacchi

Alfio

23/12/2014 06:12

Una domanda rivolta agli editor: quali sono le capacità che deve avere un bravo editor? Le regole per scrivere un buon libro deve conoscerle principalmente lo scrittore o l’editor?

Alfio

23/12/2014 06:12

Evidentemente, per scrivere un buon libro serve un ottimo scrittore ed un bravo editor. Non metto in dubbio che ci sono dei casi in cui uno scrittore può anche essere l’editor di se stesso. Nel tuo caso, visto che avverti una certa insicurezza, penso che un editor sia utile ma, evidentemente, deve essere anche bravo, altrimenti fa più danno che bene.

Diana Sganappa

21/12/2014 10:12

Alfio, hai perfettamente ragione riguardo ai danni che può fare un editing non oculato. Un amico, del mestiere, si è offerto di rimaneggiare un mio scritto e,come risultato, mi è tornata tra le mani una storia senz'anima. Nel commento precedente ho accennato all'editor perché, parlando con persone che provano a scrivere, avverto molta insicurezza e la paura di non riuscire a mettere la parola fine a un lavoro.

Alfio

20/12/2014 04:12

Cara Maria, sono pienamente d’accordo con te quando dici che gli ingredienti di un buon libro sono: “Ambientazione, descrizione dei personaggi (fisica,psicologica, emotiva, ecc),”. Ti condivido un pò meno (se ho capito bene il tuo discorso) quando dici che l’unica regola per scrivere un buon libro è: leggere! Se non si ha la dote (innata) di organizzare una buona trama e la capacità (acquisita) di scrivere correttamente, non si diventerà mai un bravo scrittore.

Alfio

20/12/2014 03:12

@Oscar, grazie del tuo commento, mi è piaciuto molto. Hai trovato molti difetti nel mio brano, ma hai ragione, sono d’accordo con te su tutti i tuoi suggerimenti. Ne farò tesoro. Inoltre devo dirti che hai centrato in pieno ciò che volevo ottenere con il mio LABORATORIO LETTERARIO: una revisione dei testi che ciascuno di noi scrive, pensando di avere raggiunto la perfezione, ma le tue osservazioni sono tutte giuste. Sicuramente ciascun editor ha il suo modo di correggere e fa delle correzioni diverse, ecco perchè vorrei vedere che correzioni farebbero gli altri. un confronto sarebbe molto interessante, non per fare delle graduatorie tra editor, ognuno ha il suo modo di esprimersi e tutti i modi sono giusti, ma avere un altro punto di vista mi farebbe molto piacere. Spero proprio che tutti gli editor che ereditiamo da linkedin, dicano ognuno la sua.

Alfio

20/12/2014 03:12

Cara Diana, dici che si può “evitare tanta fatica pagando un editor”. Secondo me si tratta di due modi diversi di leggere un libro: l’autore lo vede dall’interno, l’editor dall’esterno. Immagina una villetta: vista dall’interno badiamo all’arredamento e la spaziosità delle camere, ma se la facciata è orribile non ce ne accorgiamo.

Maria Pace

17/12/2014 03:12

Ci sono regole, ma non sono quelle scritte nei manuali di scrittura... o saremmo tutti scrittori! Innanzitutto leggere, leggere, leggere e "fortissimamente" leggere (come disse l'Alfieri)... L'ispirazione? Non credo che arrivi dal cielo: basta una scena di vita quotidiana, uno spunto di cronaca... un fatto storico, politico, ecc.. Nella mia modesta esperienza, ad esempio, dalla lettura di uno dei Papiri esposti al Museo Egizio di Torino, ho scritto e in parte pubblicato una serie di libri (nell'attesa di pubblicare gli altri)... Gli ingredienti di un buon libro?.. Ambientazione, descrizione dei personaggi (fisica,psicologica, emotiva, ecc), filo conduttore della storia, dialoghi ben costruiti e una buona conoscenza della grammatica e della ortografia (cosa davvero non facile)... un editor? A patto che non trasformi il tuo scritto in un suo scritto (anche questa, cosa non facile)... Io ho cominciato con la narrativa didattica ed avevo la fortuna di poter sottoporre la lettura della bozza ai professori di lettere... oggi non ho più questa opportunità e la rimpiango moltissimo, ma non voglio "maneggiamenti" ..cordialmente, maria

Oscar

17/12/2014 07:12

Ciao Alfio, ho letto una parte del tuo romanzo “Il Cammino della Speranza” – Cap. 1. Come hai chiesto nel riquadro, in testa a tutte le pagine del tuo sito, in cui dici che “Questo sito vuole essere un LABORATORIO LETTERARIO”, ti riporto di seguito i miei commenti 1) La narrazione manca di struttura. Non sembra un romanzo, né un racconto, piuttosto un testo in cui cerchi di esprimere i tuoi pensieri. Le idee e i concetti che vuoi trasmettere al lettore non le devi dire tu con parole tue, ma devono essere espresse dai personaggi, con le loro parole e le loro azioni. Insomma non vanno raccontate, ma mostrate. 2) Manca una presentazione dei personaggi che entrano in scena. 3) Dai troppe informazioni tutte assieme. In narrativa vanno date col contagocce, un po’ alla volta, in modo da rendere la lettura piacevole e stuzzicante e lasciare nel lettore la curiosità di andare avanti. 4) Prendo uno spezzone come spunto per esporre il problema: E tutte le ruotavano attorno e la guardavano negli occhi, mute. Eppure quegli sguardi erano pieni di parole, esprimevano occasioni perdute, desideri mai realizzati, rimpianti di una vita non vissuta. - Stai generalizzando e perdi di realismo. Tutte le monache sono donne non realizzate e piene di rimpianti? Diverrebbe molto più credibile prendere una con tali problemi e farne un personaggio da affiancare alla storia. 5) Le frasi sono troppo articolate, un linguaggio troppo forbito, che non serve a meno che non vuoi scrivere poesie. C’è un eccesso di aggettivi e parole superflue che rendono solo difficile la lettura. Tutto ciò che non serve a portare avanti la storia è superfluo e va tagliato. 6) In un capitolo, o in un paragrafo, non il soggetto deve essere incentrato su un personaggio. Se all’inizio del capitolo/o paragrafo, il narratore si incentra su Dolores non puoi entrare nei pensieri della madre superiora. E’ Dolores che può immaginare cosa passi per la testa dell’altra donna, ma il narratore non può esporre i pensieri di due o più personaggi contemporaneamente. Si può entrare solo nella testa del personaggio che vive la scena. (Qui c’è da parlare anche di narratore in prima persona, in terza persona o narratore onnisciente) 7) Scrivere solo ciò che si conosce, altrimenti il racconto o romanzo risulta falso. Se vuoi descrivere una realtà che non conosci, o non ne conosci alcuni aspetti, prima documentati e poi scrivi. A mio parere il mondo di suore che descrivi è irreale, non rapportato ai giorni d’oggi.

Alfio

11/12/2014 05:12

Cara Roberta, secondo me “scrittori si nasce”. Tuttavia non basta, è come un contorsionista: nasce abbastanza snodato per farlo, ma se non si esercita, non lo diventerà mai. Per essere veri Scrittori occorre molto studio, con molta umiltà farsi uno stile proprio, verificare che la gente lo capisca e lo segua, migliorare le proprie idee individuando soddisfacendo le aspettative di chi ha interesse in ciò che scrivi. Queste, tra le altre, sono le regole che deve seguire un bravo scrittore.

Cristina

26/11/2014 10:11

Di regole ce ne sono troppe e ce ne vorrebbero ancora di più. Una prima, che un pò tutti trascurano, è quella di sentire il parere di un editor, farlo valutare nei suoi punti di forza e di debolezza, migliorarlo laddove si può, se si può. Senza questo primo atto di modestia, possono capitare perfetti incapaci che si credono premi Nobel mancati.

Diana Sganappa

12/11/2014 04:11

Per scrivere bisogna aver letto, e molto. Credo che la lettura educhi alla critica, critica che poi deve essere trasferita su ciò che si scrive. Ogni Autore ha una sua tecnica e credo che siano tutte valide. Si può partire da un canovaccio o andare a braccio, creando avvenimenti e situazioni in estemporanea. L'importante è il dopo, quando occorre avere pazienza, lasciar decantare lo scritto e poi leggerlo, rileggerlo e correggerlo senza timore, ampliare e ridurre qua e là, fino a che, leggendo, non incontriamo nessun nodo. A questo punto è bene sottoporre lo scritto ad amici crudelmente sinceri, a quelli che a stroncarci ci godono. Li prenderemmo volentieri a pedate, ma sono le persone giuste per aiutarci a migliorare. Presi per buoni i consigli utili, è bene rivedere il testo e poi, dopo averlo letto e riletto, allora sì che possiamo sottoporlo a un Editore. Certo, si può evitare tanta fatica pagando un editor... in merito ognuno faccia come meglio crede. La scrittura ha bisogno della grammatica,accompagnata da capacità, cuore, fantasia e passione. Buon lavoro.

Roberta Vittorini

27/10/2014 04:10

Sulle 'regole per scrivere un libro' a mio parere non basterebbe un'intera enciclopedia per elencarle ma alla base di tutte (o quanto meno il loro comune denominatore) è quanto meno la creatività e la sensibilità di ciascun autore. Mi spiego meglio: è la storia nel suo insieme che deve appassionare. L'idea iniziale, lo spunto da cui si parte, tuttavia, se non viene 'elaborato' per bene rischia di non essere compreso dal lettore e addirittura svilire il vero contenuto di un romanzo. Per cui si ritorna al punto di partenza, E poi, scrittori si nasce o si diventa? E' questo il problema!

Roberta Vittorini

27/10/2014 04:10

Sulle 'regole per scrivere un libro' a mio parere non basterebbe un'intera enciclopedia per elencarle ma alla base di tutte (o quanto meno il loro comune denominatore) è quanto meno la creatività e la sensibilità di ciascun autore. Mi spiego meglio: è la storia nel suo insieme che deve appassionare. L'idea iniziale, lo spunto da cui si parte, tuttavia, se non viene 'elaborato' per bene rischia di non essere compreso dal lettore e addirittura svilire il vero contenuto di un romanzo. Per cui si ritorna al punto di partenza, E poi, scrittori si nasce o si diventa? E' questo il problema!

Maria Pia

10/10/2014 06:10

Sicuramente ci sono delle regole! Quantomeno e si suppone quelle grammaticali! Se provate a leggere un libro, spesso non si capisce nulla di cosa l’autore vuole dire. Ci sono tantissime scuole di scrittura creativa, e la creatività sta nel fatto che ogni scuola segue un suo metodo. Suppongo che tali scuole insegnino che non tutti sanno scrivere, che si scrivono molte banalità, ma soprattutto insegnano a leggere.

Sergio

11/06/2014 08:06

Ovviamente si parte sempre da una storia quando si scrive un romanzo. La storia può essere vera, come quasi sempre accade (Camilleri dice di ispirarsi alla cronaca nera), oppure inventata come nei romanzi di fantascienza. In ogni caso l'aspirante scrittore deve sapere che sta trasferendo da sé a un pubblico sterminato una esperienza che vuole universalizzare, che quel pubblico farà propria.