“Quella notte al Giglio” di Alfio Giuffrida – Il dramma di chi è a casa

 È un brano del libro:  “Quella notte al Giglio” di Alfio Giuffrida
Si trova in libreria oppure on line: http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=alfio+giuffrida

I libri di Alfio Giuffrida fanno parte del filone letterario  VERISMO INTERATTIVO, in cui il lettore può diventare “Protagonista” del romanzo commentando le discussioni aperte nel FORUM del sito  http://www.alfiogiuffrida.com/  ,sui vari argomenti di attualità inseriti nel testo.

Poi, quando da noi era già sera arrivò, come per caso, la notizia che non avrei mai voluto sentire: “Tra i dispersi c’è una coppia di sposini coreani”. Ero sicuro che foste voi! Mi alzai di scatto e corsi dietro casa nostra, volevo sapere se anche mamma aveva saputo. Arrivai davanti alla porta e avvicinai il dito al campanello. Ma non ce la feci a suonare. C’era una finestra aperta, per cui andai al bar di fronte e mi misi ad aspettare, per vedere se Shim si affacciasse per chiuderla, ma non accadde nulla.

Quando il padrone del bar mi disse che doveva chiudere, restai la fuori, tutta la notte accovacciato per terra. Quando fu l’alba, tornai a casa, volevo vedere su internet se c’erano delle novità che riguardavano voi due. Ma la notizia era che i due sposini erano ancora dispersi. Stetti ancora un po’, combattuto dalla voglia di tornare a casa e dal desiderio di vivere quella vita da marinaio che mi ero deciso di seguire e che, in quei pochi mesi, mi aveva dato delle enormi soddisfazioni.

Qualche ora dopo non ce la feci più ad aspettare! Presi il mio cellulare e telefonai a casa. Mi rispose Shim con la sua voce da bambina. Mi riconobbe subito dalla voce e mi rispose allegra, mi chiese come stavo io e dissi che stavo bene. Poi le chiesi della mamma e lei mi rispose candidamente e serenamente: «Non lo so, è sdraiata per terra! Ieri sera mentre guardava la televisione, hanno dato la notizia che la nave dove erano Park e Bae è affondata. Lei è rimasta qualche minuto a bocca aperta e con gli occhi spalancati davanti al televisore, poi è caduta per terra e non si è più alzata. L’ho chiamata più volte, ma non si muove, forse dorme, o forse è morta!»

Queste furono le parole di nostra sorella, non si rendeva assolutamente conto della gravità della situazione. Corsi a casa e bussai alla porta con tutte le mie forze. Lei aprì spaventata, ma appena mi vide fu subito contenta e mi abbracciò con entusiasmo, come se non fosse accaduto nulla. Io le chiesi immediatamente dove era la mamma. Lei mi rispose che mamma era cattiva, non voleva alzarsi nonostante lei l’avesse chiamata più volte. Le avrei dato uno schiaffo in faccia se non fosse stato che ….

Così andai in cucina e la trovai accasciata per terra. Avevo una gran paura a toccarla, ma sapevo che dovevo farlo, spettava a me capire se era ancora viva. Sentivo dei brividi freddi che mi bloccavano le mani, gelate come la neve, eppure sentivo delle vampate di calore salirmi in testa, che stava per scoppiare come un pallone gonfiato oltre misura. In quel momento mi feci forza e dissi a me stesso che io non ero più il figlio minore, colui che doveva ubbidire agli ordini della mamma o del fratello maggiore.

Ero “il figlio” e come tale dovevo agire. Ero maturo e dovevo essere io a prendere l’iniziativa. Dovevo fare qualcosa e farla bene! La toccai sulle guance per assicurarmi che fosse calda, il cuore mi batteva forte come un tamburo! Poi le sentii il polso e riuscii ad avvertire un lieve battito. Le passai una mano leggera sulla fronte, una carezza che avevo voglia di farle da tanto tempo.

Sentii una gioia profonda che mi prendeva al cuore e mi bloccava nelle parole, volevo abbracciare Shim e baciarla. Ma non c’era tempo da perdere. Chiamai subito una ambulanza. Arrivarono dopo pochi minuti, ma per me sembrò un tempo infinito. Appena si resero conto delle condizioni di mamma, la portarono in ospedale, mi dissero che aveva avuto un collasso e adesso era in coma. Il suo cuore era molto debole per i danni che aveva subito all’epoca in cui era morto nostro padre, ma lei era ancora viva.»  

Hong fece una piccola pausa, giusto per riprendere fiato. Ma Park era impaziente e lo spronò «E allora? Cosa ti hanno detto in ospedale?» Hong sospirò di nuovo, quel giorno non aveva fatto altro che sospirare!

«In ospedale mi dissero subito che le speranze non erano molte, i medici furono subito chiari. Solo un miracolo avrebbe potuto salvarla. Mi misi a pregare e supplicai Shim, che mi distraeva con mille inutili domande, di pregare assieme a me. Da quel momento il tempo per me si è fermato. Solo poche ore fa mi hanno detto che lo strumento che continua a monitorarla da quando è arrivata, ha dato il primo cenno di risveglio. Mi hanno detto che non è nulla di certo, ma solo una speranza! Dobbiamo aspettare che si svegli, per sperare che sia fuori pericolo.»

Park lo ringraziò e lo lodò per come si era comportato. Quelle parole, dette dal fratello maggiore, furono per Hong la più grande delle ricompense. «Ma adesso dimmi tu, cosa è accaduto? Come mai una nave così grande è stata scagliata sugli scogli? Eravate in mezzo ad una tempesta?»

Park abbracciò Bae, sentiva il bisogno di stringersi a qualcuno.  «Non c’era nessuna tempesta! Il mare era calmo ed il tempo era bello. È stato un incidente accaduto per la stupidità di un comandante che voleva sfidare se stesso a passare davanti all’Isola del Giglio sempre più vicino, per salutare a sirene spiegate gli isolani e farsi bello con i suoi amici!»

Hong, che il mare ce l’aveva nel sangue, ma sapeva anche come esso vada rispettato come una entità superiore, rispetto al quale noi siamo solo piccoli esseri indifesi, fece un urlo inumano, che si sentì in tutto l’ospedale: «COSAAA?? Una nave da crociera è affondata per una sfida da ragazzini? Trenta persone sono morte per gioco? E tutto questo per la stupidità di un comandante? …  ».  

In quel momento attorno a lui si raccolsero molti infermieri, incuriositi e preoccupati da quel grido. Ma il baccano fu tale che si svegliò anche la madre. Hong la vide girare la testa e muovere le braccia. Il miracolo che aspettavano era avvenuto! Si portò le mani al volto e pianse di gioia. Era furente e allo stesso tempo contento. Preso dall’euforia, gridò solamente «Park, mamma si è svegliata in questo momento, te la passo al telefono! »

Anche Park era emozionato «Mamma, come stai?» disse pieno di ansia «Scusami se ti ho dato tanto dolore!»

La madre era confusa, cercava di raccapezzarsi un po’ per sapere dove si trovava e cosa fosse accaduto, ma non riusciva a capire: Park era vivo e le parlava al telefono, mentre Hong le stringeva una mano con affetto. Per lei quello era il momento più bello della sua vita! Non sapeva a chi dei due figli rivolgersi. 

«Figli miei, vi voglio bene!» disse con la testa confusa, mentre gli infermieri la sorreggevano e facevano segno ai presenti di allontanarsi e lasciarla riposare. Le sue braccia diventarono nuovamente deboli, ma il medico che era accorso al suo capezzale disse che aveva superato la crisi e quel suo nuovo pallore era una cosa trascurabile. I battiti del cuore erano tornati regolari e la situazione era sotto controllo. Hong prese di nuovo il telefono e rassicurò Park di non preoccuparsi, mentre lui gli rispose che le autorità locali stavano cercando per loro due un biglietto per il primo volo da Roma a Seoul.