È un brano del libro: “Chicco e il Cane” di Alfio Giuffrida
Si trova in libreria oppure on line. Ecco i link:
http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=alfio+giuffrida  http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/catalogo/searchresults.html?prkw=alfio+giuffrida 
http://www.webster.it/c_power_search.php?shelf=BIT&q=alfio+giuffrida&submit_search_top 

Fu la donna ad esprimere subito il suo dubbio: «E Milly? Disse perplessa. Cosa facciamo se il pelo del cane dovesse provocare un danno alla nostra bambina? Una volta che lei si affeziona, sarà difficile darlo via.»

«Andremo subito dal Dott. Franceschi,» rispose Alex, «sicuramente ci dirà di fare finalmente le prove allergiche di cui abbiamo parlato più volte e così vedremo. Se il pelo del cane potrebbe provocare un peggioramento ai disturbi della bambina, metteremo subito un annuncio sul “Giornale di Ostia” e lo daremo a persone in grado di accudirlo ed amarlo come merita, prima che entrambi possano affezionarsi, altrimenti lo terremo.»

Tiziana apprezzò molto quelle parole del suo uomo, era un ragionamento sensato, proprio quello che lei avrebbe voluto sentirsi dire e che lei stessa approvava pienamente. Nel frattempo che avevano fatto questo ragionamento, Tiziana non aveva smesso neanche un attimo di accarezzare la cagnetta, che in questo modo si era definitivamente calmata ed aveva accettato che quella mano amica passasse sul suo dorso arruffato e sporco di polvere. Il povero animale era stremato dal lungo camminare, ma aveva capito che quella donna poteva prendersi cura di lei. Oppure la sua idea era del tutto diversa, chissà cosa pensa un cane quando vede una persona sconosciuta che la guarda con affetto ed interesse?

Forse, in cuor suo, la cagnetta pensava che fosse proprio lei a poter essere di aiuto e di conforto a quella donna che, si vedeva, aveva bisogno di affetto. Di certo, anche loro riescono ad elaborare delle idee proprie: le loro azioni dimostrano infatti che sono frutto di un ragionamento, anche semplice, ma sicuramente sincero e privo di malizia o di pregiudizi.

Quando Tiziana finì di parlare e fece segno di prendere in braccio la cagnetta, lei si ritrasse un po’. Era ancora troppo spaventata per potersi affidare completamente ad una sconosciuta. Ma la donna la guardò negli occhi con affetto e lei capì che si poteva fidare, frenò la sua titubanza e lasciò che Tiziana passasse una mano sotto il suo petto mentre con l’altra la aiutasse dalle zampette posteriori e si fece sollevare con dolcezza.

La poggiò sul suo petto, incurante di sporcarsi il vestito e la girò un po’, in modo che Alex potesse almeno asciugarle le zampette sanguinanti con dei fazzolettini di carta, poi la portarono in macchina e partirono assieme, in quel traffico che era sempre a passo d’uomo, ma adesso non dava loro alcun fastidio, avevano tante cose a cui pensare, per cui arrivare dieci minuti prima o dopo non faceva nessuna differenza.

Non andarono direttamente a casa, prima passarono da uno studio veterinario che era proprio nella strada a fianco. Volevano sapere se quel cane stava bene o aveva qualche malattia, magari contagiosa, che potesse rappresentare un pericolo per la bestiola stessa, ma anche per loro e per la loro bambina.

Il medico visitò la cagnetta in maniera accurata e constatò che sicuramente aveva avuto dei cuccioli quattro o cinque giorni prima ma, a parte lo stato di spossatezza, in salute stava perfettamente bene. Comunque le fece una puntura di antibiotici per precauzione, in modo da proteggerla da eventuali infezioni. Prescrisse un paio di medicinali per fermarle il latte, visto che ormai non ne aveva più bisogno e raccomandò di riportarla dopo un paio di giorni, per vedere se tutto procedeva bene.

Affidò quindi la cagnetta alle cure di una sua collega, che le fece una accurata tolettatura. Quando finalmente uscirono, non sembrava più quel sacco di pulci di pochi minuti prima, ma era ritornata ad essere veramente un bel cane, il suo pelo era lucido e leggermente profumato.

Nel vederla, Tiziana si riempì il cuore di gioia. Aveva preso quella cagnetta perché le aveva fatto pena, era sporca e malandata. Ma in pochi minuti si era ritrovata davanti un bel cane, che la guardava con affetto, desiderosa di avere le sue carezze e pronta a seguirla ovunque lei decidesse di andare.

Anche Alex era contento e un po’ confuso, non avendo esperienza su cosa occorresse per tenere un cane in casa, propose di passare da un negozio di prodotti per animali e farsi consigliare sulle necessità di queste piccole bestiole. Comprarono anzitutto una brandina, un po’ di croccantini e due ciotole, poi andarono a casa e la sistemarono in un angolo del salone. Chiamarono subito il medico allergologo che aveva in cura Milena per avere al più presto un appuntamento. Tiziana era contenta ed eccitata, pregava tutti i Santi affinché  quella cagnetta non fosse la possibile causa di un aggravamento della malattia della sua bimba, in fondo anche lei desiderava un cane. «Se potremo tenerla con noi, la chiameremo Molly,»  disse al marito in un attimo di tregua dal frenetico da fare che quel cane aveva dato loro, «si adatta molto bene al nome della nostra bambina.»

La sera, quando andarono a casa dei nonni per prendere Milena, le dissero che a casa avrebbe trovato una sorpresa. Milly non stava nella pelle, pensava a qualche giocattolo elettronico, forse era proprio la play station che aveva visto a casa di Francesco, il suo compagnetto di asilo che aveva un fratello più grande di loro, il quale giocava sempre davanti al televisore con uno di quei giochi in cui un eroe giapponese raggiungeva favolosi tesori elettronici saltando tra botole che si sprofondavano e draghi che uscivano dalle pareti. Lui mostrava sempre al fratellino ed alla sua amichetta l’abilità che era necessaria per muovere le manopole con destrezza e premere i pulsanti del joystick al momento giusto, ma non li faceva neanche avvicinare a quel gioco tanto attraente. Già per strada Milly cominciava a respirare male, ma era una cosa che le accadeva sempre quando si agitava per qualche problema che le dava un po’ di ansia o si entusiasmava per qualche gradita sorpresa.

Quando arrivarono a casa la gioia di Milena fu immensa, tanto da lasciarla a bocca aperta ed occhi spalancati. Molly era sulla sua cuccetta in un angolo del salone, non si era mossa di un passo dal luogo dove l’avevano lasciata, aveva lo sguardo triste e i movimenti lenti, ma appena vide i due genitori, che già conosceva, cominciò a scodinzolare. Poi vide la bambina che si avvicinava correndo verso di lei e subito si fermò, raggomitolandosi su se stessa in segno di paura.

La gioia di Milly esplose grande e incontrollabile. Le si avvicinò con quel candore che solo i bambini hanno e che li mette subito in sintonia con chi hanno vicino, persone od animali che siano. Cercò di accarezzare il cane, voleva abbracciarlo e forse prenderlo in braccio. Ma il cane si rannicchiò in un angolo della cuccetta, mostrando di avere paura. Appena vide quella mossa, la bambina ci rimase male.

Perché quel cane mostrava di essere a proprio agio quando lo accarezzava un adulto, mentre aveva paura di una bambina? Forse i precedenti padroni avevano una bambina che le faceva del male? Eppure i bambini hanno un istinto innato di giocare con un cane e sono sempre molto delicati nell’accarezzare le bestiole. Milly aveva sempre sognato un cane ed era felicissima che il suo sogno si stava avverando, ancora non aveva capito bene se quel cane era suo oppure no, ma quello sguardo così triste la stranì un po’. Lei, come tutti i bambini, era abituata a vedere dei cani allegri, che scodinzolano e fanno le feste appena vedono una persona nuova. Perché invece quel cane, appena l’aveva vista si era rannicchiato? Perché aveva paura di lei? Non era contento di vederla ed essere suo amico? Milly fece un passo indietro e si strinse alla mamma, cercando anche la mano di papà. Aveva il bisogno di stare vicino ad entrambi i genitori per digerire la sua gioia, ma anche per capire il perché di quello strano sguardo del cane.